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I figli dell’illusione

In questo romanzo Wilma Minotti Cerini prova a riflettere su una questione che l’uomo si è spesso posto invano: Che senso ha l’esistenza umana?

Questo interrogativo è il perno del viaggio in India che Peter intraprende inizialmente per sfida verso Mirit, l’eterna amica del cuore e solo in seguito comprendendone a pieno il significato.

L’incontro con il Maestro condurrà il protagonista sulla via della conoscenza in un cammino spirituale non scevro da dubbi che lo trasformerà totalmente.

Nei dialoghi, che rivestono un ruolo preponderante rispetto all’azione, ricorre spesso la parola “illusione”. “Figli dell’illusione”, che è anche il titolo del libro, sono coloro i quali inseguono il potere perché offuscati dalla paura, all’origine dei nostri comportamenti ed errori.

Talvolta è difficile distinguere tra realtà ed illusione come quando Peter si sveglia mentre sta per atterrare in India e scopre che l’incontro con il Maestro è stato solo un sogno.

In questo caso, però, è durante il sonno che al protagonista viene rivelato il suo destino che non esclude la sofferenza ma la immette in uno schema dove, nell’ottica della reincarnazione, “nulla è perduto veramente”.

La citazione:

“Non fermarti alla soglia dell’illusione, Peter, vai, oltre, sempre mirando all’anima”.

Recensione
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