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Il castrato di Vivaldi

Nonostante il cinema e la letteratura se ne siano già occupati con successo, il castrato resta un personaggio interessante per la tragicità insita nella sua condizione di uomo a metà, vittima di un dono pagato a caro prezzo.

Mazzocato delinea la figura dell’oboista Angelo Sugamosto ricorrendo all’espediente classico del ritrovamento di un oggetto apparentemente senza valore, rappresentato in questo caso da un quadro, “una crosta” acquistata in un mercatino.

Il misterioso ritratto stimola la curiosità del protagonista e la sua sete di conoscenza dando il via, attraverso il restauro, a un’indagine che è una ricerca della verità perseguita con ogni mezzo possibile, infrangendo la legge e con l’ausilio della tecnologia, alleata del narratore, un giornalista non più giovanissimo e sentimentalmente deluso.

Il viaggio nel settecento, secolo caratterizzato dalla rivalità fra italiani e francesi, è l’aspetto più interessante del romanzo che nel passaggio dal passato al presente scivola inevitabilmente nell’ordinario. Se il protagonista è un individuo comune nelle sue ansie e frustrazioni, Sugamosto fu, al contrario, un musicista di talento e un grande amatore, pur legandosi solo alla “strega” Saviara, bellissima e generosa, vittima della superstizione e dell’ipocrisia.

La sua voce bianca gli consentì di calcare i palcoscenici delle maggiori capitali europee, dove conobbe maestri del calibro di Vivaldi, Goldoni, Handel e lo stesso Farinelli, castrato ben più famoso, competitivo e narcisista come ogni primadonna

Solo l’arte riuscirà a rendere giustizia ad Angioletto che, nel sacrificio di Isacco ad opera del padre Abramo, rivede la mutilazione subita, l’incubo nel quale è precipitato e da cui non potrà mai svegliarsi.

Recensione
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