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Nell’arco di un trentennio, dal 1980 ad oggi, Luciano Nanni, poeta e studioso di linguistica, ha realizzato una settantina di racconti, di lunghezza variabile ma coerenti nel rappresentare la condizione di disadattamento dell’io narrante che al Male imperante può opporre solo la lucidità della riflessione filosofica e la contemplazione di un ideale di bellezza incarnato dalla natura e dalla donna a cui ricongiungersi per sottrarsi al Nulla.

Ed ecco il richiamo dell’Eros, destinato a tradursi in una beffa in quanto la ricerca di un’impossibile perfezione fisica conduce i personaggi ad imbattersi, semmai, nel “mostruoso”, celato dietro apparenze di conturbante femminilità.

Emblematico, a tal riguardo, il kafkiano “Per caso,” in cui l’oggetto del desiderio – una giovane reduce da un tentativo di suicidio – rivela, nello spogliarsi, un corpo in fase di trasformazione, su cui delle zampe di scarafaggio vanno prendendo il posto del braccio che le è stato amputato.

Un epilogo spiazzante si ritrova anche in “Matrimonio in rosso” nel quale la donna amata non è del tutto umana come dimostrano le sembianze di medusa che il protagonista noterà solo durante la prima notte di nozze.

Continuamente sospesa tra sogno e realtà, la narrazione trova nel monologo interiore (raro l’utilizzo della terza persona) la soluzione più efficace per esprimere l’individualismo esasperato dei personaggi, ossessionati dallo spettro di una vecchiaia incombente e vittime di una percezione di sé alterata, destinata a sfociare in una solitudine claustrale.

Se la realtà è una delusione rispetto all’Idea non resta, allora, che il culto della Forma che si estrinseca nell’arte (il bassorilievo di una donna dalle gambe tozze, la testa in terracotta di una bambina) e nella natura incontaminata scelta, non a caso, come ultimo rifugio (“La donna dell’isola”).

Ne è scaturita un’originale meditazione sul mal di vivere, caratterizzata da luoghi sinistri, atmosfere cupe e decadenti e da un erotismo raffinato e a tratti ambiguo nel quale il piacere coincide spesso con la sofferenza (si noti la frequenza con cui compaiono nelle storie ferri chirurgici ed arnesi di tortura, atti ad incidere, se non a mutilare, le carni).
Recensione
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