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Il lupo di Macchietto

Con un linguaggio semplice il poeta Antonio Chiades ci trasporta nel mondo della favola, popolata da un bestiario quanto mai ricco e per certi versi umanizzato, e attinge a piene mani dalla tradizione, divertendosi talvolta a sovvertirla, come quando ci mostra un lupo che non è cattivo né bugiardo e un cavallo scontroso e poco docile.

Gli animali di queste storie sono spesso afflitti dalla solitudine, a cui tentano di porre rimedio ricorrendo all’evasione (la televisione) o seguendo le mode del momento come l’asino che lavora in un negozio e guida la moto.

L’unico antidoto alla difficoltà di comunicare è dato dalla solidarietà che spinge la coppia di orsi e il lupo di Macchietto a improvvisarsi guide turistiche, e induce la capra Lietta a diventare l’amica paziente del cavallo Mokambo per aiutarlo a vincere il mutismo.

Di queste vicende che si colorano talvolta di amarezza l’uomo è più che altro uno spettatore, benché i suoi comportamenti verso il mondo animale e vegetale non siano sempre benevoli: ecco il contadino condurre le mucche al macello sotto lo sguardo indignato di un bambino sullo sfondo della guerra dilagante o i taglialegna che sradicano alberi per farne mobili.

La stridente contrapposizione fra città e campagna è il filo rosso che unisce i racconti di Chiades, rivolti a giovani e adulti e impreziositi dalle belle illustrazioni di Cesare Baldassin.

 

Recensione
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