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Il mantello aperto

È difficile trovare un denominatore comune in un’antologia di racconti perché i contributi raccolti finiscono inevitabilmente per differenziarsi per lo stile e le tematiche trattate. Tuttavia, già il titolo, “Il mantello aperto”, chiarisce la natura dell’opera in questione che si propone di mostrare la realtà senza occultarla in un intreccio di memoria collettiva e individuale, nel quale la lingua acquista un peso decisivo senza mai essere semplicemente al servizio del narrato.

Emblematico è “Stadio K” di Patrizio Minnucci, nel quale passato (il dibattito sulle origini di Alatri) e presente, vecchie e nuove generazioni si confrontano in una vicenda singolare – kafkiana sin dalla scelta dell’io narrante – che si traduce in una riflessione sulla libertà, incarnata da Nanda, l’unico personaggio ad aver vissuto pienamente la propria, seppur breve, esistenza e ad aver compreso che la cultura è comprensione dell’Altro ed è moderna quando non elude la realtà storica e sociale ma supera pregiudizi e tabù.

Ben più che un semplice contenente, la lingua diviene la sostanza stessa dei racconti, accompagnandosi all’utilizzo di forme dialettali e neologismi (Sicilidade, Sicilienza, Siciliosi e Sicilitudine in Italo Scotti).

In Franco Araniti l’omaggio alla terra amata (Reggio Calabria) avviene sullo sfondo di avvenimenti tragici, mescolando Storia e cronaca, come nel segmento “L’acqua della nòpia”, in cui la nòpia allude, da un lato, alla chiusura del corso d’acqua da parte del guardiano durante la notte, dall’altro al sonno della ragione che offusca la mente di Caterina che vive in stato di inconsapevolezza nella casa dei genitori ormai defunti.

Il viaggio si traduce in una scoperta e, al tempo stesso, in una crescita sul piano umano e culturale nei frammenti di Antonella Roncarolo, tutti scritti in prima persona, eccetto quello ambientato a New York e incentrato su un giovane ebreo che abbandona la propria comunità per trasferirsi nella Grande Mela. Anche in questo racconto dall’epilogo sorprendente lo spostarsi influisce profondamente sul soggetto ed è la spinta a un cambiamento radicale.

Si alimentano di giochi di parole e di continui virtuosismi verbali le prove di Marco Buzzi Maresca, caratterizzate da un’ironia che si ritrova anche in Mario Rondi (“Gli amori di Frescobaldo”), abile nel ritrarre quest’epoca dominata dalla solitudine e dalla crisi del rapporto di coppia.

Nelle sue infinite sfumature, l’Amore è il protagonista dei racconti di Gabriella Colletti, nei quali è sempre connesso alla morte e alla distruzione dell’altro. Nessuno può dirsi immune da questo sentimento, persino nel mondo vegetale non mancano crimini passionali come quello del gelsomino verso la betulla e delle piante parassite ai danni di chi le ospita.

Altri autori inclusi nel volume sono Gianluca Di Stefano, Marcello Pesarini e Luciana Rogozinski, l’introduzione è firmata da Maria Lenti.

Recensione
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