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Il mio diario di guerra

Alla vasta produzione letteraria incentrata sul primo conflitto mondiale appartengono anche le memorie di Benito Mussolini, scritte dal Duce quando non era ancora un personaggio “scomodo” bensì un sostenitore della guerra ai fini della rivoluzione socialista.

Il diario scaturisce, dunque, dall’esperienza personale di Mussolini che, a differenza di altri corrispondenti di guerra, era un militare impegnato sul fronte, almeno fino al momento del brusco congedo in seguito alle ferite riportate in combattimento.

Queste cronache sono, infatti, dedicate ai compagni di trincea, il cui coraggio viene esaltato da Mussolini a più riprese. Pur giustificando le divisioni gerarchiche e sociali, il futuro dittatore si sentiva vicino agli altri soldati perché ne condivideva gli ideali patriottici, sentiti nel libro come prioritari nonostante le concessioni alla retorica imperante.

La “Storia” narrata da Mussolini fornisce una visione sobria della Grande Guerra, in cui non c’è spazio per efferatezze o ingombranti sentimentalismi.

Persino nel dipingere il nemico austriaco – emblematiche le pagine finali che riportano lo sgancio delle bombe sull’ospedale in cui fu ricoverato – si avverte un distacco dai fatti registrati, quasi all’Autore premesse più di tutto gestire la propria immagine di uomo politico scevro da idealismi e ingenuità.

Priva di vezzi stilistici quanto di ironia, estranea peraltro alla personalità monolitica del Duce, l’opera non ha mai goduto dell’interesse tributato ad altri documenti del periodo. Potrebbe essere, allora, l’occasione giusta per recuperarla, senza cedere, però, ad anacronistiche tentazioni nostalgiche e a fuorvianti riabilitazioni da cui è immune il bravo curatore Denis Vidale.

Recensione
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