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Il Profeta

Per la Biblioteca dei Leoni è apparsa questa riedizione di un classico quale “Il Profeta” di Kahlil Gibran, tradotto da Paolo Ruffilli, a sua volta poeta.

Frutto di una lunga gestazione, il testo, concepito come parte di un progetto mai portato a termine, è impregnato di quel misticismo orientale che caratterizza la produzione dell’Autore libanese.

Colui che è definito dalla veggente Almitra “Profeta del Signore” ed è in attesa della nave che lo riporterà alla terra d’origine, illuminerà la gente di Orfalese pronunciando dei discorsi intorno a quelle questioni che da sempre tormentano l’umanità.

Le riflessioni sull’Amicizia, l’Amore, la Gioia, la Libertà, il Tempo – per citare solo alcuni dei temi dibattuti – sono sviluppate sotto forma di sermoni che, grazie alla prosa semplice e dall’andamento ritmico, non scadono mai nella retorica e si traducono in un invito a non privarsi del piacere e ad aprirsi alla speranza.

Tutto il pensiero di Gibran è rivolto alla ricerca dell’armonia, per cui ogni aspetto della vita presuppone ciò che è il suo contrario: il bene non può essere separato dal male, la gioia dal dolore, l’innocenza dalla colpa, la razionalità dall’istinto.

Ed è la combinazione degli opposti la chiave per approdare alla conoscenza, racchiusa in un guscio che, nel rompersi, produce quella sofferenza necessaria alla comprensione.

Si definisce così il ruolo del Maestro, guida per giungere a quella conoscenza che non può essere trasmessa dall’Alto in quanto “tesoro ignoto” presente in ognuno di noi, di cui non è possibile misurare la profondità.

Il continuo interesse suscitato dal libro nel corso del tempo si può attribuire all’attualità del suo messaggio. Coglie nel segno, infatti, il monito di Gibran contro l’imperante avidità che ha snaturato anche la funzione delle case, divenute luoghi in cui custodire le ricchezze accumulate, sepolcri “costruiti per i vivi dai morti”.

Nel monologo rivolto al tessitore c’è poi in nuce quel ritorno alla natura che costituirà il perno del secondo volume della trilogia, “Il giardino del profeta”, rimasto incompiuto.

Recensione
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