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La guerra, finalmente!

Poche parentesi storiche sono state così rivisitate quanto il secondo conflitto mondiale. Ben ha fatto Laurana Berra a soffermarsi non sulla guerra in sé, ma sulla lotta fratricida che lacerò l’Italia, divisa fra partigiani e repubblichini.

Le persecuzioni razzali ai danni degli ebrei ma anche di altre minoranze invise all’ideologia nazista come i disabili ricorrono nei racconti quanto la riflessione sulla giovinezza mancata perché rubata ai ragazzi, destinati a nutrire vane speranze (“Il primo giorno di università”). Sono le tenebre (“Il buio”) la dimensione che avvolge l’adolescenza inquieta anche di chi, ignaro, ha sposato il credo fascista: è il caso di Beniamino, ucciso proprio dal suo ex-compagno di giochi, divenuto un partigiano.

A farne le spese è l’Amore, sconfitto dal peso dei ricordi (“La festa”), da paure irrazionali (“Omnia munda mundis”), dalla cattiva sorte (la malattia che separerà Mirko dall’amata Miriam), dal rancore (il fidanzato della novizia che non esiterà ad uccidere il padre di lei, simpatizzante del regime).

A mitigare l’atmosfera cupa è l’ironia sottile della scrittrice, dotata di una leggerezza che le consente di evitare retorica e banalità.

 

Recensione
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