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Fascino e giovinezza sono garanzia di successo ma solo l’essere rappresentativo del proprio tempo proietta un personaggio nel mito.

Non a caso una sovrana come Maria Antonietta – pur priva del peso politico della regina Vittoria o di Elisabetta I - incarna un’epoca al tramonto: quella dell’assolutismo monarchico e di un’aristocrazia francese che con la sua frivolezza ed il suo gusto rococò sarebbero stati travolti dall’impeto rivoluzionario.

A questa controversa figura è dedicata l’agile biografia La Parigi di Maria Antonietta - Tutto a te mi guida di Alice Mortali, in cui l’affresco storico si mescola al manuale turistico, corredato di itinerari ed informazioni utili a chi desideri visitare anche i luoghi ignorati dal turismo di massa.

Due sono le linee guida attorno a cui si snoda il testo: in primis, il ruolo avuto dalla sovrana di origini austriache in questa delicata fase storica. Messa sul trono ancora adolescente per suggellare l’alleanza tra gli Asburgo ed i Borboni, Maria Antonietta non influì mai sulle scelte politiche del suo paese (di cui fu responsabile il marito Luigi Augusto) ma primeggiò in materia di gusto e di eleganza: celebri le eccentriche pettinature-sculture ad opera di Monsieur Léonard e lo sfarzo degli abiti per le creati dalla sarta M.me Bertin.

Amante dell’arte, abituale frequentatrice dell’Opéra di Parigi - dove avvenne l’incontro con il conte svedese von Fersen a cui la regina donò l’anello con incisa la frase in italiano “Tutto a te mi guida” -, Maria Antonietta venne ritenuta responsabile della crisi economica, sebbene i debiti fossero stati contratti dal predecessore Luigi XV, ed accusata ingiustamente dello “scandalo della collana” e, sul finire del suo regno, persino di incesto.

L’altra pista seguita dall’Autrice, studiosa di Relazioni internazionali oltre che appassionata di Storia, è il rapporto simbiotico tra la regina e Parigi, la città dell’amore per eccellenza. E Maria Antonietta fu senza dubbio donna di sentimenti, madre affettuosa dei suoi quattro figli, di cui sopravvisse solo la primogenita Madame Royale, e della cerchia di favoriti che soleva ricevere nel Petit Trianon, uno dei castelli della monumentale (circa 700 stanze) Reggia di Versailles. Anche durante la prigionia, la regina, orfana ormai della sua bellezza (zoppicava e non vedeva più da un occhio), sopportò con dignità le continue privazioni subite e crollò solo di fronte alla morte dell’amica più cara, la principessa di Lamballe.

Stralci di lettere, dichiarazioni e memorie di personaggi celebri contribuiscono ad arricchire e a vivacizzare il testo, degno di incrementare la già corposa bibliografia a lei dedicata.
Recensione
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