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La regina dei mari. Venezia e le repubbliche marinare I

Alle Repubbliche Marinare è dedicato il piacevole saggio di Gian Nicola Pittalis che descrive l’epoca in cui si sono affermate alcune delle più importanti città di mare: Amalfi, Ancona, Gaeta, Noli, Pisa e Ragusa.

Saranno proprio queste repubbliche a togliere ai musulmani il controllo sul Mediterraneo e a conquistare, alla fine del 1100, l’indipendenza sul piano economico e legislativo.

Divisa in due parti (il secondo libro è incentrato su Genova e Venezia, incontrastate “regine dei mari”), l’opera di Pittalis individua nel Mediterraneo, il “Mare nostrum”, la fonte di sopravvivenza per queste città, il cui declino iniziò con la scoperta dell’America e lo spostamento delle rotte commerciali dal Mediterraneo all’Atlantico.

Ognuna delle sei Repubbliche marinare ritratte da Pittalis si lega a un personaggio storicamente esistito e talmente rappresentativo da alimentare delle vere e proprie leggende.

E così, nel soffermarsi su Gaeta, definita “la piccola Venezia sul Tirreno”, viene nominato Giovanni Caboto, esploratore e cartografo, mentre per quanto riguarda Noli, principato ligure privo di una propria moneta, si fa riferimento ad Antonio Di Noli, navigatore che scoprì le isole di Capo Verde e per Ragusa, l’odierna Dubrovnik, a Ivan Gundulic, poeta croato che accolse la lezione di Torquato Tasso.

La storia di Ancona e del suo assedio da parte di Federico Barbarossa ci riporta all’eroica vedova Stamira e quella di Amalfi a Flavio Gioia, inventore o perfezionatore della bussola.

La vicenda di Pisa, infine, rivale di Genova e poi di Firenze, richiama la figura di Zinzica, l’eroina che si batté contro l’invasione dei saraceni, e quella del Conte Ugolino della Gherardesca, reo di aver tradito la città e immortalato da Dante nei suoi versi.

La narrazione, impreziosita dal ricco apparato iconografico, procede fluida e accattivante come un racconto grazie alla prosa curata di Pittalis, giornalista con numerose pubblicazioni su Venezia all’attivo.

L’Autore si serve del passato come chiave per interpretare il presente, interrogandosi sulla valenza assunta nel tempo dal Mediterraneo, in passato culla della civiltà e nel presente tristemente noto per gli sbarchi dei profughi sulle nostre coste o isole.

Recensione
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