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Le donne nella Grande Guerra

Tra le numerose pubblicazioni incentrate sulle donne durante il primo conflitto mondiale non sfigura questo saggio divulgativo di Bruna Mozzi, corredato di un ricco apparato iconografico e sorretto da una prosa scorrevole.

Fino al 1914 il mondo femminile era sottomesso all’autorità maschile e privo del diritto di voto ma, in seguito allo scoppio delle ostilità, si riscattò sia sul piano sociale che politico.

Le donne vissero l’esperienza del fronte attivamente, rischiando spesso la vita: alcune come l’austriaca Victoria Savs si distinsero per il loro valore in campo, altre - è il caso dell’inglese Edith Cavell - prestarono aiuto come clandestine ai prigionieri di guerra.

Furono considerate delle vere e proprie eroine le portatrici carniche, ausiliarie che trasportavano sulle spalle ceste con munizioni e generi alimentari destinati ai soldati friulani.

Delle combattenti furono anche le madri, le mogli e le figlie rimaste a lavorare nei campi o impiegate nelle fabbriche in sostituzione degli uomini richiamati alle armi. Grazie ai loro sforzi, la produzione agricola e l’attività industriale continuarono, a dispetto della mentalità passatista dell’epoca che bollò come “civette” le stesse crocerossine, volontarie, spesso di estrazione borghese e aristocratica, addette alla cura dei feriti.

L’ingresso delle donne nel mondo del lavoro richiese un abbigliamento comodo – si deve a una giovane ereditiera americana l’invenzione del reggiseno nel 1914 – e delle pettinature più veloci da realizzare.

Dalle lettere inviate ai propri cari si può ricavare una testimonianza fedele della condizione femminile che, alla fine della Grande Guerra, perse l’autonomia appena conquistata, ritornando a ricoprire un ruolo passivo in famiglia e in società.

Recensione
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