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L'enigma in scena

A dispetto dell’innegabile progresso tecnologico, sembra che l’umanità abbia fatto un passo indietro, perdendo interesse proprio per la comunicazione, sebbene lo scopo del web e dei social sia stato quello di abbattere le barriere spaziali e temporali.

Persino gli artefici di tale rinnovamento sono ben consapevoli dei rischi del virtuale, reo di aver alimentato l’illusione che essere connessi significhi vivere in sintonia col proprio tempo.

Senza voler demonizzare la tecnologia, l’Autrice di questa raccolta si pone il problema di ciò che siamo diventati in un’epoca caratterizzata dalla “schizofrenia del comunicare”, nella quale il parlare si è ridotto a mero blaterare.

Il piacere del conversare ai fini del confronto e dello scambio di idee anima i personaggi del libro (“Pausa”), spettatori di quel narcisismo che impedisce ad altri di cambiare e di accettare persino le critiche costruttive come il medico perfezionista e saccente del racconto “Il camice”.

Non per tutti si apre uno spiraglio verso la coscienza di sé, in alcuni casi il cammino appare incerto ed irto di ostacoli (la figlia ribelle in “Dialoghi da monologhi”).

Nonostante i dialoghi estremamente dilatati, le vicende narrate colgono spesso nel segno e diventano lo specchio di questi anni bui in cui sembra sia venuta meno la speranza nel futuro.

Non è un caso che testimoni impotenti della crisi in atto siano le civiltà aliene, celate dietro il fascino glaciale della bagnante sbucata dal nulla (“Il richiamo”).

Ed è significativo che l’Altro abbia una caratterizzazione positiva in un libro attualissimo che ci costringe a riflettere, inducendoci magari a ridimensionare i nostri miti.

Recensione
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