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L'Orsa Maggiore. Sette dialoghi inediti

Omaggio a Yves Bonnefoy, “L'Orsa Maggiore” è composto da sette dialoghi inediti del poeta francese, proposti anche in lingua originale e accompagnati dalle tavole di altrettanti incisori (Alfredo Bartolomeoli, Pascual Blanco, Lorenzo Bruno, Gianluca Murasecchi, Sandro Pazzi, Riccardo Piccardoni, Athos Sanchini).

Come scrive nella prefazione il curatore Eugenio De Signoribus, il progetto vuole celebrare il legame tra Bonnefoy e una regione come le Marche, rapporto iniziato negli anni Cinquanta e consolidatosi nel tempo.

La parte letteraria e quella artistica convivono in una felice simbiosi fino a sovrapporsi nel volume, concepito come dono al poeta scomparso nel 2016 e, al tempo stesso, testimonianza dell’amicizia nei suoi confronti da parte dello stesso curatore e dell’Associazione Culturale La Luna.

L’opera, all’insegna dell’incontro tra linguaggi (poesia e prosa, arte e letteratura), potrebbe apparire enigmatica come lo è, del resto, l’intera produzione di Bonnefoy, dominata dalla presenza dell’alterità.

È estate, un uomo percepisce dei suoni - urla, voci concitate - che la donna accanto a lui inizialmente non avverte. Poi, nella sala dove si trova la coppia, si sente una musica, ma tutto dura un istante, dilatato all’infinito (“Questo rumore, che cos’è?”).

Le immagini evocate posseggono una fisicità tale da rendere quasi palpabili le visioni del poeta che ricrea un’infanzia in campagna durante la guerra: “E, in quegli anni, ovunque intorno era deserto, c’eravamo noi con i grossi zaini sulle spalle e non si faceva mai giorno” (“La stella sette”).

Il fitto dialogare tra i due interlocutori spiazza il lettore che, proiettato in situazioni non ben definite, si chiede cosa stia accadendo o abbia avuto luogo in un tempo del passato che sopravvive attraverso il ricordo.

Filo conduttore dei dialoghi è l’Orsa Maggiore che, con le sue sette stelle più luminose, raggruppate nel Grande Carro, assurge a simbolo di bellezza ed eternità.

La costellazione appartiene all’umanità in quanto, come afferma Bonnefoy, “viviamo tutti, nel nostro emisfero, sotto le stesse stelle nelle notti d’estate, l’Orsa Maggiore brilla nelle Marche come nei luoghi dove ho vissuto”.

La complessità dei contenuti espressi trova riscontro nella tecnica dell’incisione, basata su un lavoro di ricerca che ha spinto gli Artisti coinvolti nel progetto ad allontanarsi dalle piste già battute per inoltrarsi in sentieri sconosciuti, come rileva nelle sue note critiche Bruno Ceci.

Recensione
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