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Mario e il suo doppio

Sulla centralità della scrittura è costruito questo romanzo di Marco Giannini, scritto in forma diaristica e inframmezzato da racconti che costituiscono, però, segmenti narrativi autonomi, mai fini a se stessi in quanto rivelatori della complessa personalità del protagonista.

Come in un giallo, la storia è disseminata di indizi, destinati a passare del tutto inosservati fino al colpo di scena finale, che ribalta la versione dei fatti fornita da Mario, frutto della sua percezione alterata della realtà.

Le informazioni su Mario provengono, infatti, da lui stesso, per cui la vicenda finisce inevitabilmente per depistare il lettore, almeno fino a quando altri due personaggi, Giulia e Walter, assumeranno il ruolo di narratori.

Così nel leggere che Mario è davanti al tecnigrafo per correggere delle tavole appena abbozzate, si è portati a credere – un po’ come avviene in un film attraverso il movimento della macchina da presa chiamato “soggettiva” – che il protagonista stia realmente lavorando a un progetto.

Di Mario sappiamo ciò che è lui stesso a rivelarci: soffre di violente emicranie sin dall’età dell’adolescenza, opera come architetto ma esce raramente, delegando alla sorella gemella Giulia il rapporto con i committenti e l’attività nel cantiere.

Sull’agenda il protagonista annota puntualmente quanto gli accade: il primo dei due incendi, in cui resterà ferito, i frequenti incontri con Walter, della cui identità è all’oscuro, ritenendolo un collaboratore un po’ invadente ma stimolante, le misteriose telefonate ricevute.

Due sono le dimensioni in cui Mario vive: il passato, fonte di rimpianti, e il presente, vuoto e incolore. La possibilità di avere un futuro verrà presa in considerazione proprio grazie alla scrittura che, nel dare voce al suo doppio (ecco l’ossessione per il numero due), fungerà da terapia.

Solo rileggendo la storia da capo, il lettore potrà apprezzarla veramente e comprendere come questo puzzle raffinato e colto sia un viaggio nella mente di una personalità disturbata, condotto con sobrietà e stile.

Recensione
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