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Marta, un soffio di vita

L’esordio letterario della giornalista Daniela Merola si compie con un romanzo trasgressivo che mette in scena dissidi familiari e scontri generazionali.

La storia d’amore tra Marta, tormentata e sensuale, e il veterinario Gaspare è solo uno degli ingredienti di una vicenda dai risvolti drammatici che nella parte finale vira nel giallo.

Sogni e flashback rimandano alla giovinezza della protagonista, vittima di una depressione causata dalla solitudine e dalla mancanza di affetto. Per quanto instabile, Marta è portatrice di una libertà e di un’esuberanza che stride con la mentalità angusta di Monteventoso, da cui fuggirà per stabilirsi a Milano, sottraendosi a un futuro di ricoveri e cure farmacologiche.

Da questo paesino dal nome fiabesco, ovviamente inventato, Marta ritornerà solo alla morte degli anziani genitori. Prossima al divorzio, la protagonista impugnerà il testamento dei familiari che, per vendetta, l’hanno diseredata.

Al modello classico della fiaba si ricollega la storia di questa donna ribelle, osteggiata dalla madre cattiva e invidiosa, destinata ad essere salvata in extremis dal suo nuovo e paziente compagno. Eppure, non potrebbe esserci personaggio più moderno di Marta, organizzatrice di eventi dinamica e attenta al look, sempre in viaggio, vegetariana e amante degli animali, come la cavalla Audacia, con cui, a causa del temperamento selvaggio, vive un rapporto simbiotico al punto da dormire nella sua stalla.

Paradossalmente è proprio l’impulsività di Marta, unita alla sua fragilità, ad attrarre gli uomini che lei amerà fino a negare se stessa, come il rude Eugenio Belfiore, con cui vivrà – come sottolinea la prefatrice Vincenza D’Esculapio – “un rapporto di amore-odio dalle tinte forti, di un erotismo che sfiora la violenza e mortifica la sensibilità di donna nella pienezza della sua femminilità”.

Il ritratto di Marta domina il libro, caratterizzato da una prosa che mira a riprodurre il parlato con un’aderenza che rende la narrazione estremamente realistica.

L’epilogo sancisce la rinascita della protagonista che otterrà la sua rivincita sul passato, acquisendo una progettualità prima sconosciuta, frutto di un evento inatteso che le darà un valido motivo a cui aggrapparsi.

La citazione:

“Il passato è rinchiuso in un cassetto che non vale più la pena riaprire”.

Recensione
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