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Non si dice “vattene!” a Cappuccetto Rosso

Oscillano sul filo dell’ironia e del paradosso gli undici racconti della raccolta di Roberto Ambrosio, edita dalla casa editrice piacentina Blu di Prussia, diretta da Eugenio Rebecchi e specializzata in poesia.

Non è sull’intreccio, talvolta ridotto all’osso, che punta l’Autore ma sulle atmosfere che accompagnano la rinascita spirituale dei propri personaggi, desiderosi solo di espiare per il male commesso.

I rimorsi affliggono l’industriale di “Nanacamilpa” che, dopo aver a lungo sfruttato le risorse di legname della foresta amazzonica per importarlo nell’azienda, vede morire una famiglia di una tribù locale del Paranà durante un’operazione di disboscamento.

Il tragico incidente lo porterà a compiere un gesto estremo, inducendolo a impiccarsi a un ramo di un castagno in Liguria. Proprio quell’albero dal tronco cavo, durante la seconda guerra mondiale, aveva salvato la vita a tanti combattenti.

Nel segmento narrativo “Il male di lei” un tormentato killer tenta una disperata fuga a Reims, coinvolgendo l’amico editore, a cui chiederà, come ultima volontà, di pubblicare l’ultima storia che ha scritto.

Anche se Ambrosio definisce “Ci rivedremo di fronte a Sant’Eugenio” una favola per la consueta contrapposizione tra il Bene e il Male e la presenza di una morale, i suoi parti letterari sono pensati per un pubblico adulto.

Inframmezzati da fotografie in bianco e nero e pervasi da un forte realismo, i racconti sono sorretti da una prosa sincopata e a tratti discorsiva ma tutt’altro che improvvisata.

Spesso è la Storia a determinare il destino dei protagonisti: in “Salvate i partigiani Oliviero”, ispirato alla vicenda di due fratelli morti in battaglia e sepolti nel cimitero di Asti, la guerra ha rubato la vita e l’amore a un soldato diciassettenne ma non gli ha tolto la speranza in un domani migliore, all’insegna della libertà.

In “Restituiscimi i miei sandali” è sempre una tragedia a essere rievocata: l’alluvione che colpì Asti il 4 settembre del 1948, segnando la vita della cittadina piemontese. Ancora una volta, un evento appartenente al passato è l’occasione per ricordare le vittime, come il trentenne Gigi, annegato nel tentativo di salvare la famiglia inghiottita dalle acque del torrente Borbore in piena.

Recensione
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