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Pulsa de nura. La maledizione di Berenice di Cilicia

Complotti e forze oscure nella Roma imperiale

La vendetta, su cui ruota l’intreccio di molti romanzi, è una forma primordiale di giustizia che consente una rivincita sul destino avverso e su una sorte in parte segnata.

Nel recente Pulsa de nura. La maledizione di Berenice di Cilicia di Fiorella Franchini  un desiderio di rivalsa anima la regina Berenice che, ripudiata da Tito Flavio, si allea con i rabbini sfruttando il loro rancore verso l’imperatore romano, reo di aver saccheggiato e distrutto il Tempio di Gerusalemme.

Pur sortendo l’effetto desiderato, la Pulsa de nura, potente maledizione che si traduce nella condanna a morte del destinatario, si ritorcerà contro Giulia Berenice, colpendola negli affetti più cari e lasciandola in preda ai rimorsi.

Una nube nera sprigionata dal Vesuvio seminerà il terrore ovunque, turbando gli animi già scossi da avvenimenti inquietanti (penuria d’acqua, morìa delle greggi, incendi) che sono interpretati come segni di sventura.

Nella vicenda, sorretta da una prosa fluida e curata, sono in primo piano le lotte e gli intrighi per il potere: il trono è, infatti, insidiato da Domiziano Flavio che prenderà il posto del fratello Tito dopo averlo avvelenato.

L’Autrice è abile nel ricostruire fedelmente un’epoca in cui l’incertezza minava la fiducia negli dei e i centurioni iniziavano a convertirsi al cristianesimo.

Un messaggio all’insegna della tolleranza religiosa permea il romanzo nel quale l’azione è scandita dagli spostamenti dei protagonisti che, determinati nel portare a termine la loro missione, dovranno compiere delle scelte necessarie quanto dolorose.

Recensione
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