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Solo una lettura attenta può aiutare ad apprezzare la complessità dell’esordio di Alessandro Pierfederici, pianista e direttore d’orchestra.

Molteplici influenze convergono in Ritorno al tempo che non fu, insolito connubio di religione e psicologia (junghiana), musica e pittura, mito e realtà.

Caratterizzato da atmosfere oniriche e romantiche, il romanzo dello scrittore trevigiano allude alle inquietudini del presente – il crollo dei sentimenti e delle illusioni – facendo però ampio ricorso alla fiaba.

Da un vecchio libro rinvenuto in una casa di campagna il protagonista apprende la leggenda medievale del principe suicida per amore: questa storia si ripete ciclicamente, sotto altra forma, nella narrazione della scomparsa dell’erede alle terre del villaggio rifiutato dall’amata. Ad entrambe si collega la vicenda del protagonista il cui viaggio nello spazio e nel tempo simboleggia un percorso iniziatico alla scoperta di sé.

Fungono da raccordo tra le varie storie archetipi quali la figura del viandante e quella del pescatore, custode del luogo e guida del pellegrino stesso.

Immaginario o reale che sia, il cammino del protagonista si compie attraverso luoghi carichi di mistero (il castello in rovina, il bosco, il cimitero) e diviene un momento di espiazione dal peccato d’orgoglio, il più grave perché impedisce all’individuo di comprendere la volontà divina.

Non sorprende che la figura del protagonista, il quale tenta vanamente il suicidio in seguito ad alcune delusioni amorose, sia modellata su quella del Cristo: solo dopo essersi mondato dalle colpe passate, egli potrà rinascere e donare la speranza agli abitanti del villaggio in cui, in seguito ad una maledizione, la felicità è stata bandita.

Testimonianza di questo percorso verso la salvezza sono dei quadri animati che riflettono l’immagine del protagonista, il quale vedrà premiato il proprio sacrificio ottenendo proprio ciò a cui temeva di dover rinunciare.

Il finale aperto è la chiosa più appropriata per un racconto colto, costellato di dualismi (Bene-Male, presente-passato, vita-morte, viaggio-allucinazione) e caratterizzato dalla simbiosi tra personaggio e paesaggio.
Recensione
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