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Soave, innocente filastrocca di morte

Dopo “Il mistero del giglio scarlatto”, ritorna Giulio Salvati, capo del commissariato di Montecalvario, in un romanzo di grande attualità sulla discriminazione di genere.

Ambientata a Napoli, la vicenda denuncia la drammatica situazione delle donne, evitando, però, di tratteggiare le figure maschili in modo manicheo. Al prototipo del maschio prevaricatore e vizioso, in cui rientrano i due architetti assassinati, si contrappone, infatti, una differente tipologia di uomo, incarnato da questo commissario umano e tormentato, appagato dal suo mestiere e sfortunato in amore.

Felice punto d’incontro tra il giallo d’azione e quello classico, a cui lo ricollegano le infedeltà coniugali e il leitmotiv della filastrocca infantile, il libro si inserisce proprio nel solco di una produzione artigianale che gode, a dispetto della critica più miope, di ottima salute.

Attorno a Salvati, sempre più rassegnato ai cambiamenti in atto (nel suo lavoro il cellulare è impiegato ormai anche negli inseguimenti), si muovono numerosi personaggi secondari che stabiliscono tra loro rapporti scevri dalla competizione e da contrasti generazionali.

Emblematica la relazione tra Anna Salimbene e l’amica più giovane, Laura Bisogno, simbolo della donna molestata, vittima di un sistema che la relega a un ruolo subalterno in casa e nella professione.

Grazie a un intreccio ben articolato, il romanzo si snoda senza intoppi, sorretto da una scrittura semplice e al servizio della storia, credibilissima nel mostrare il clima di violenza e corruzione che rispecchia la società in cui viviamo.

Recensione
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