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Tumuori

Raramente come in questo romanzo la scrittura è riuscita a comunicare l’esperienza della sofferenza e, al tempo stesso, l’insegnamento che se ne può trarre.

Godersi la vita, quel presente che ci sfugge perché già proiettati nel futuro o, viceversa, prigionieri del passato: ecco la lezione appresa dall’Autore che, ritornato nel mondo dei sani, ha deciso di narrare il male che lo ha colpito e da cui si è liberato grazie a un provvidenziale intervento chirurgico.

Come l’inseparabile cagnetta Cleo, il lettore condivide ansie e paure del protagonista, agognando un lieto fine che quando giunge si colora di amarezza in quanto se alcuni si salvano, per altri, come la piccola Anna Maria, non c’è più speranza.

Per tutti, in ogni caso, l’appuntamento con la morte è solo rinviato (sebbene nell’ottica cattolica, apra le porte “alla vita con Dio”) come un debito che prima o poi bisognerà saldare.

Il ricorso all’ironia, costante nella produzione dello scrittore bolognese, impedisce che la vicenda scivoli nel patetico, benché il racconto minuzioso della malattia – dalla scoperta alla cura – renda la lettura ostica anche ai meno impressionabili.

Quello che potrebbe ridursi a un caso ordinario, se non banale, diviene, grazie all’abilità di Astolfi, l’occasione per compiere un viaggio interiore all’insegna del coraggio e della volontà di non arrendersi.

 

Recensione
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