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Un cadavere e mezzo - Senza scarpe

Ecco un nuovo personaggio aggiungersi alla già folta galleria di solerti funzionari di polizia: è il commissario Bernardi, protagonista dei gialli “Un cadavere e mezzo” e “Senza scarpe” di Giulio Barbarigo.

Entrambi i racconti, ambientati a Venezia, sono caratterizzati da un impianto classico: il primo è incentrato su un caso di truffa ordito da un antiquario prossimo a finire sul lastrico e dalla sua affascinante collaboratrice, l’altro riguarda il ritrovamento nel canale di due cadaveri strangolati con una sciarpa.

Barbarigo attinge ai classi del genere, contaminando la tradizione con l’indagine poliziesca: non mancano nelle sue storie antichi pugnali e veleni che agiscono a distanza di tempo proprio come nei gialli di Agatha Christie, a cui rimanda anche l’ambientazione in crociera del secondo racconto.

Abile nella costruzione dell’intreccio e nel tratteggiare i personaggi, anche quelli secondari, l’Autore cesella un’ampia gamma di figure femminili: ambiziose, disinibite e vanitose come la contessa Ludovica Soranzo, a cui è legato Bernardi.

In “Senza scarpe” si delinea meglio la personalità del commissario. Sornione, con una passione per la scultura e un’avversione per la mondanità, Bernardi è abituato a patteggiare per ottenere ciò che vuole, riuscendo grazie al suo intuito a far luce su casi che si rivelano sempre più complicati del previsto.

Ne è scaturito un libro godibile, sorretto da una prosa semplice e diretta, sempre al servizio delle storie narrate.

Recensione
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