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Venezia, la Scienza e l'Arte. Lettere e documenti dagli archivi della Serenissima

Tra le pubblicazioni della Biblioteca dei Leoni incentrate sulla storia della Serenissima, questo saggio di Bruna Mozzi esplora un tema di grande interesse come il rapporto della città con la scienza e l’arte.

Fondata nel 451 d.C., Venezia vanta numerosi primati, tra cui quello della prima donna laureata nel mondo, Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, dottoressa in filosofia nel 1678.

Libera e libertina, la Serenissima visse il suo secolo d’oro tra il Cinquecento e il Seicento, periodo in cui il settore edilizio ebbe un forte impulso e ci fu l’investimento da parte dei patrizi nella costruzione di ville e palazzi, affidate ad architetti di prestigio come Andrea Palladio e Jacopo Sansovino.

Dopo dei cenni di storia nella parte introduttiva, l’Autrice delinea l’operato del Tribunale dell’Inquisizione, creato nel 1542 da papa Paolo III per reprimere l’eresia e imporre l’uniformità di pensiero. Ai Tre Savi, magistrati veneziani in carica per un anno, spettava di controllare e contenere l’azione dell’Inquisizione papale.

Vittime del potere illimitato degli inquisitori, che emettevano le loro sentenze sulla base delle delazioni, furono il filosofo nolano Giordano Bruno e il fisico pisano Galileo Galilei.

Entrambi pagarono un prezzo elevato per la loro libertà di pensiero: Bruno, che si considerava un riformatore teso al rinnovamento della Chiesa, sfuggì a un processo di eresia nel 1576 a Napoli ma, in seguito alle denunce di un nobile veneziano che lo aveva ospitato presso la propria abitazione, fu trasferito per decisione del Senato della Repubblica della Serenissima a Roma, dove sarebbe stato condannato al rogo dopo infinite udienze e interrogatori terminati nel 1600.

Al contrario, Galilei – denunciato all’Inquisizione padovana nel 1604 per pratiche astrologiche e scarso zelo religioso – sarebbe stato processato presso il Sant’Uffizio nel 1633, condannato al carcere e confinato nella sua villa.

Nel Settecento, che pure fu un secolo di crisi per la città, vissero Carlo Gozzi e Carlo Goldoni, che si imposero sulla scena veneziana con le loro commedie, attestanti una divergenza di idee da cui scaturì una vera e propria rivalità.

Arricchiscono il libro di Bruna Mozzi, di cui avevamo già apprezzato “Le donne nella Grande Guerra”, le schede di approfondimento di questi personaggi che sono stati fonte di ispirazione per il cinema, il fumetto e il teatro.

Ampio spazio viene dato a Giacomo Casanova che, a dispetto delle umili origini, si inserì nell’alta società veneziana nelle vesti di abate, abbandonando poi la carriera ecclesiastica per intraprendere una vita nomade, intrecciando relazioni amorose e facendo da segretario e da mediatore ai potenti delle corti europee.

Fu lui a incarnare lo spirito di questa città, simbolo di una bellezza e raffinatezza ormai anacronistica in un Settecento al tramonto, nel quale la cultura soccombeva alla logica della violenza e delle armi.

Segnaliamo il pregevole apparato iconografico del saggio che, nel ripercorrere il cammino di Venezia attraverso i suoi protagonisti, attinge alle lettere e ai documenti presenti negli Archivi della Serenissima.

Recensione
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