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Vince chi resta

Quando un romanzo è il frutto di un lavoro in coppia c’è sempre il rischio che possa scaturirne un prodotto disarmonico.

Ogni Autore trasmette sulla pagina il proprio mondo interiore con uno stile personale che non sempre si adatta a quello di un altro.

A dispetto dell’utilizzo della terza persona alternato alla prima, scelta che potrebbe disorientare il lettore, il testo di Gianni Calamassi e Claudia Piccini è omogeneo e coeso.

Prevale il punto di vista femminile perché, sebbene i protagonisti siano un uomo e una donna, il personaggio centrale della storia è Filomena, una nevrotica quarantenne con la passione per la scrittura.

Galeotto sarà, quindi, un suo libro, che la donna ha l’abitudine di incatenare al cancello della propria abitazione così da invitare gli sconosciuti a leggerlo. Una copia finirà casualmente nelle mani di Valter, strampalato single che lavora in un negozio di erboristeria.

La vicenda, narrata con brio, si snoda tra equivoci e colpi di scena, perché Filomena è un tipo imprevedibile, avvezzo a mentire, anche se le sue bugie non danneggiano il prossimo ma rivelano, semmai, il timore di essere ferita. Non a caso, adotta lo pseudonimo di Gerbera Simpson per firmare le sue opere, stampate in pochi esemplari.

Proprio dal suo libro è tratta la frase “Vince chi resta”, un monito a rifuggire dalle maschere, trovando in sé la forza di affrontare le proprie paure.

Il romanzo è un omaggio alla scrittura, esperienza che assolve una funzione terapeutica e comunicativa al tempo stesso perché chi racconta una storia vuole anche essere letto.

Recensione
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