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Aforisbook. #PuntureDiSpillo

Dal 2009 al 2014 una carrellata di note sulla vita italiana dal clima di una Caporetto voluta e quasi celebrata.

Del tipo “Volevano il Pantheon, hanno costruito un cimitero”. L'allusione è al PD, nel periodo di uno sbandamento quasi cosciente e indirettamente compiaciuto, in tono da bibitone adulterato. E da qui si elencano le spacconate dell'ex cavaliere. Con annesse malefatte giustificate o propagandate. A proposito di aerei di Stato. Nota di Palazzo Chigi, in epoca di vacche tra il grasso e il preludio al magro. “Trasportare estranei nei voli... non comporterebbe aggravio di spese”. Dato che il viaggio lo devono effettuare.

E la giustificazione è quasi sempre pronta. Mentre il Paese va in frantumi. Non certo per propria colpa. Dipendendo sempre da competitori. Sono anche riportate battute dei soliti fedelissimi.

Gelmini (a proposito del lancio di statuina della miniatura del Duomo milanese), gesto deprecabile, ma non certo: “il peggiore della storia repubblicana”. Don Verzè: “è il segno che bisogna davvero cambiare la Costituzione”.

L'iperbole è al massimo, in nome di un clima campanilistico da culto per il capo supremo. Non c'è mai distacco o autocritica. Sempre elogi sperticati dei fedelissimi, in nome di un modo di governare non per il Paese, ma a favore di un singolo individuo.

L'autore degli aforismi prova a inventariare battute diffuse in un perenne clima di campagna elettorale.

Durante il quale un Brunetta auspicava: “A diciotto anni tutti fuori di casa per legge...”.

Le insulsaggini abbondano ovunque come riporta l'autore Minnucci, mentre si diffonde una crisi sempre ignorata e Tremonti sostiene la finanza creativa. Milanese gli affitta in nero spazi comodi, in nome di una collaborazione intoccabile.

Quelli della Lega esaltano la loro sguaiata pretesa di sentirsi al di sopra e al di fuori di ogni bassezza codificata.

Mentre i Cota, i Bossi se la spassano a vituperare romani e sudisti. Ma non a evitare sperperi venuti poi a galla. Insomma un resoconto infausto che l'autore cerca di prendere un po' con brio, coadiuvato anche dalle efficaci e pungenti illustrazioni di Oxy Contini.

Sorvolando su altri particolari che abbiamo vissuto e patito, non si possono non citare i vari Scilipoti, Minetti, Fede ecc.

Fini abbandona B., Casini si distacca da lui, ma lo giustifica quasi sempre. Vespa, se non lo sostiene, è incapace a condurre le trasmissioni o presentare libri che lo riguardano. Minzolini (definito dal capo il direttorissimo) ha fatto del TG1 un notiziario scialbo, omettendo critiche, inserendo solo elogi di parte. Se costui viene prescritto in uno dei suoi processi, viene considerato assolto. Altro che Ceausescu.

Guzzanti padre parla di clima da puttanopoli, difendendo, quando può, l'amico.

Uno squallore quegli anni, ma l'autore non esprime giudizi, limitandosi a rievocare il clima da bassa politica che qualcuno oggi vorrebbe riscattare, riproponendo un B. lavato nella candeggina, dopo l'assoluzione al processo di appello per il caso Ruby. Mistero di una giustizia impantanata. Trionfo di una interpretazione che non fa fare una figura civile al Paese, alle istituzioni, al regime saturo di misteri e prepotenze, La legge fa il suo dovere. Ma i cittadini figurano come al solito incapaci di sapersi tutelare, dato che molti ancora ritornano a resoconti datati, per celebrare prepotenza e spocchia.

Le riforme si evitano o si rinviano.

E le leggi figurano come disposizioni astratte, da interpretare, secondo tante convenienze di parte.

Per Minnucci le argomentazioni sono tante. La farsa è all'ordine del giorno. Da paese in ribasso per il quale contano mode, servilismi e intrallazzi. Guidati da un uomo che vuole vincere a gettare sul fondo, recitando il ruolo del più perseguitato da chi non condivide le sue gesta.

Recensione
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