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“Molte persone entreranno ed usciranno dalla tua vita, ma soltanto i veri amici lasceranno impronte nel tuo cuore”, diceva Eleanor Roosevelt. Ed è proprio quello che è successo alle due protagoniste del nuovo romanzo di Mariacarla Rubinacci, La bambola sulla sedia.

“Parlare di amicizia è per l’autrice come parlare d’amore – sottolinea nella prefazione Marisa Vettali – credere in queste forze è come sperare che il mondo possa mostrarle la sua faccia migliore in qualsiasi momento”.

Un affetto profondo, nato sui banchi della scuola media, lega Lidia e Gisella, due personalità contrastanti. Si instaura subito un rapporto simbiotico tra le due ragazze, complementari nonostante siano “il chiaro e lo scuro, la notte e il giorno, la tradizione e la trasgressione, il sentimento e la passione, la normalità e la follia”. Una Milano frenetica, accompagnata dallo sferragliare dei suoi tram, è testimone della spensieratezza dei loro progetti e della complicità che le unisce.

Lidia, pratica e riflessiva, ambisce a divenire un insegnante di lettere e ad avere una vita senza troppi scossoni; Gisella, impulsiva e disinibita, studia lingue perché vuole viaggiare.

La vita adulta le ha separate ma, pur prendendo strade differenti, continuano a cercarsi, come se fossero l’una lo specchio dell’altra. Quando sembra tutto perduto, la copertina patinata di una rivista di moda metterà in moto ricordi ed emozioni facendo riaffiorare il passato.

“Attraverso lo scrivere – ha dichiarato la scrittrice milanese trapiantata a Napoli, di cui ricordiamo La fantasia di Francesca (Alfredo Guida Editore, 2009) - mi sono resa conto di essere interessata soprattutto a descrivere vicende che ruotano attorno al pianeta femminile; esprimo, così, il mio compiacimento di essere una donna con tutte le sue problematiche. “La bambola sulla sedia” è nata incrociando una donna, una volta, un giorno, in un luogo, in un momento che ha lasciato la sua scia.”
Recensione
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