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Le donne oscure

Una poesia d'immagini

Ha fatto bene il poeta Nevio Nigro a non volere una prefazione per la sua silloge Le donne oscure, edita da Campanotto e pubblicata nel febbraio del 2000.

C'è chi raccoglie le poesie secondo un ordine cronologico, chi le raccoglie a temi, chi insegue i dettati delle tendenze, delle mode o si rifà allo stile dei poeti laureati.

Nevio Nigro sembra prescindere da ognuna di queste scelte e inglobata la lezione di Saba fa riemergere luci e ombre di varie circostanze della sua vita. Ma il dato che contraddistingue questa sua scelta personale è appunto il fatto che al lettore giunge una suggestione, un'immagine, una circostanza, ma mai il filo di una qualche trama possibile. Si direbbe quasi che alla raccolta manchi il supporto di riferimenti concreti, manchi una data, se il lettore cerca di recuperare una parabola non la trova.

Il tempo della giovinezza, come quello di un misurato abbandono o della nostalgia, o dell'assenza si celano entro lampi d'immagini che sono validi per se stessi e come tali parlano a tutti. Così come non riesci a capire se la donna è una, o sono tre (o è la stessa che si ripresenta per la terza volta) o sono cento o sono bionde o sono more.

Particolari inutili si potrebbe sottolineare ed infatti così è; cosa importa al lettore o al critico un'indagine di questo tipo se le emozioni sono le stesse per chi scrive e per chi legge?

D'altra parte la critica seria si è sempre affannata per cercare di sapere tutto su Silvia e Nerina, più particolari i critici riescono ad indagare più la poesia acquista peso dalle circostanze esplicite ed implicite. Ma Nevio Nigro sembra volutamente sottrarsi a questa indagine, lavora sulla parola che crea atmosfere, non ci descrive le sue donne se non con un aggettivo cumulativo "oscure". Esse potrebbero essere tali perché incomprensibili o impenetrabili,oppure perché vestite di nero, oppure ombrose perché appaiono spesso di sera o di notte. Ma di esse nulla si conosce, perfino l'età è un mistero.

Al verso leopardiano: "E non vedevi / il fior degli anni tuoi" fa riscontro il massimo dell'indeterminatezza: "Verso il mare d'inverno / vanno le donne brune / ... mi portano un saluto / nell'ombra della sera. Sì, c'è il mare, ma non è localizzato né qui né in nessuna delle poesie della raccolta, le donne sono raggruppate in un'unica immagine bruna, l'ombra della sera è solo la fine di un giorno qualunque del nostro calendario,oppure evoca un'età matura.

Non c'è nessun elemento che ci faccia trovare degli indizi certi e personali e tutto ciò rende davvero le poesie aperte ad ogni lettore, che era lo scopo appunto che il poeta si era prefisso e che viene esplicitato nell'introduzione: Il mio scopo infatti è quello di far sognare a ciascuno il suo sogno personale".

Notte- mare- stagioni-sera.

Ma se lo scopo di Nevio Nigro è quello di trascinare il lettore dietro gli incantamenti e le suggestioni che di solito le donne lasciano nell'animo dell'uomo, (ed in questo il suo scopo è riuscito) per chi volesse approfondire questa poesia bisognerebbe anche indagare sulle parole chiave che affollano l'immaginario del poeta.

Le indicazioni e le atmosfere più ripetute sono quelle che si riferiscono (nei titoli) alle stagioni: autunno, primavera, inverno. Non mi sembra un caso che non ci sia però un riferimento all'estate. Infatti non possiamo dire che questa poesia sia solare; ma quella di Nigro non è neppure una poesia disperata o frenetica, tutt'altro; è ripensata e rivissuta molto nel ricordo.

Addirittura una volta fra i colori a pag. 39 si sceglie il bianco (vedi Notte Bianca) e si sottolinea "Bianca ma Buia"."Ravviva colorate stagioni / e mormorii di mare. Inconscio sfuggo al tempo (Qualcuno chiama).

Vivere la poesia nel ricordo dà sviluppo alla fantasia con espressioni e tocchi di felice poesia: "Seguimi in questa sera (così non sarò solo / ... Possiedo la tua assenza / Perciò vieni / Poco si deve andare  / così poco.

L'atmosfera generale è comunque notturna o serale, ma non in senso romantico. Il poeta non sembra sconvolto né agitato da particolari passioni; la figura femminile è più spesso un enigma, una parvenza che va e viene, nell'indecisione generale o nell'ineluttabilità di situazioni non svelate. Di questo mistero sembra perfetta testimone la luna (Luce di luna pag.31) "Ho atteso a lungo / la tua luce pallida / sul mio silenzio. Mi dici cose semplici / con semplici parole / e con le labbra chiuse. / La luce della luna / dà un'ombra lieve. Pioggia d'amore /ed emozioni mute."

La luce che la donna porta al poeta è una luce "pallida". Una luce che non scalda, che non può incidere sul destino d'amore e che perciò dà solo emozioni mute, senza grida e senza ascolto.

Se volessimo cercare in questi testi un indizio psicologico svelante questa incapacità del poeta d'afferrare l'amore forse l'avremmo trovato. Del resto sappiamo tutti che la poesia è la parente più prossima del nostro inconscio e ne disvela le caratteristiche più profonde,

C'è a pag. 42 del testo una poesia intitolata "Le madri" che recita così: "Le madri se ne vanno in silenzio, / lentamente, / mentre noi continuiamo / la nostra vita. / ... Così la madre si allontana lenta, / e quando vorremmo abbracciarla / stringiamo il vuoto,/ perché il momento è già passato / e resta solo un grande rimpianto. In sé la poesia è molto modesta, recita luoghi comuni non certo artisticamente formulati, ma perché Nevio Nigro ce la piazza proprio lì dopo aver ripercorso un lungo viaggio fra i ricordi e le braccia delle sue amiche donne?

A noi è sembrato che questo ricordo della madre è soprattutto un rifugio mancato,l'ultima assenza femminile.

Un ritorno fetale insomma che non trova ancora accoglienza. E fra l'altro tutto ciò avviene prima delle due poesie finali che hanno uno spessore poetico molto più rilevante ed una sostanza concettuale che ben conclude la silloge.

Le due poesie sono "Prima o poi" e la "donna oscura".

"Prima o poi / giunge un tempo / in cui parlare / o tacere / è lo stesso. / Un tempo di sonnolenta / penombra / senza pace / né guerra. / Un tempo / in cui la speranza / si assopisce / ed il rimorso / tace. / Un tempo / di piccole cose / di necessità elementari ./ Di solitudine astratta.

In questa prima poesia il poeta sottolinea qualcosa che ciascuno di noi non può non avere sperimentato. Il tempo è ciò che tempera i litigi e le passioni, che svilisce le attese, che rende inutile la lotta. E questo tempo non è ignoto a nessuno di noi. E' davvero il tempo senza pace e senza guerra:il tempo della penombra.

In questo modo Nevio Nigro sembra ricongiungersi all'inizio della sua silloge quando sottolineava che per questo libro aveva scelto di non mettere critici più o meno insigni a commentare i suoi versi. E che cosa infatti può dire di più un critico se non che "giunge un tempo (e purtroppo arriva! ) in cui parlare / o tacere / è lo stesso.

Grande verità che non può essere smentita da nessuno, che è valida per tanti aspetti, ma soprattutto nel rapporto uomo-donna che il poeta ha voluto analizzare attraverso i suoi ricordi.

Anche nella coppia, di fronte ad eventi senza ritorno, di che cosa si può parlare se non "delle piccole cose"? Di necessità elementari. Di solitudine astratta.

Altrettanto importante è l'ultima poesia "La donna oscura"."Sui prati della notte / danza una donna oscura. Viene da un golfo d'ombra / in cui scompare íl tempo. / Come a voce vicina di sirena / la vela corre / Il ballo va al finale / Sui prati della notte / siamo di fronte a lei /.Fatti di acqua e vento / musica e parola. / Come bambini in pianto. / E siamo innamorati / E siamo soli.

In essa la donna che si evidenzia è ancora scura, nasce da un golfo d'ombra e seppure dgnzi,lo fa avvolta nella notte. Mentre essa sembra comunque essere la sostanza del mondo e della realtà,agli uomini Nevio sembra assegnare funzioni meno importanti,più fluide,come quelle dell'acqua,del vento e delle parole.

E quando la danzatrice notturna se ne va gli uomini si scoprono bambini in pianto e orfani.

Orfani innamorati e soli, impossibile non ricollegare questi versi con quelli appena tracciati rivolti alla madre scomparsa. "Così la madre si allontana lenta, / e quando vorremmo abbracciarla / stringiamo il vuoto, / perché il momento è già passato / e resta solo un grande rimpianto.

A noi sembra che il poeta sottolinei la sua orfanità due volte, per non aver potuto cogliere l'amplesso materno e forse per non aver saputo afferrare quello femminile.

Tuttavia, proprio in questa dimensione di perdita, l'umanità del poeta si dilata senza termini e senza grida, sapendo che la sua condizione è condivisa in larga misura dal genere umano.

Forse ci domandiamo se il primo limite crea il secondo come spesso avviene in chi non riesce a sperimentare rapporti adulti totalmente autonomi. Senza dubbio questo riferimento alla madre che si piazza lì, a tre poesie dalla conclusione, in un libro tessuto per intero sulle immagini amorose lascia trapelare in noi un dubbio freudiano che non ci sentiamo di sciogliere, ma che si apre comunque come una finestra aperta su questa poesia che va senza dubbio letta in chiave di un intimismo ripiegato a 360° sul privato.

Recensione
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