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Versi e Racconti

In “Versi e Racconti”, la sensibilità di Menotti Galeotti scorre limpida lungo due fiumi distinti, prosa e poesia, che sfociano nello stesso mare, gravido di sentimenti, sogni, memorie, impegno civile, amicizie perdute, partenze e ritorni.

Con una dolcissima malinconia, la penna dell’autore tratteggia personaggi e storie, con parole forti e decise contro il dolore innocente della guerra, il crimine, le ingiustizie.
Dietro la prosa che si mescola con la leggerezza, l’imprevedibilità, l’essenzialità della poesia, si celano piccole storie di grandi verità, in cui a subire sono sempre gli ultimi, gli esclusi, le inconsapevoli vittime di un’ingiustizia sociale, armate però di amore.

“Caddero gli occhi nel profondo azzurro / un tuffo nel passato dell’universo / tutto emerse dell’aspra natura / col vigore della sua giovane età … / Brune ferite versavano sangue vermiglio / fiumi di fuoco aprivano nuove terre alla deriva / il cielo di incendio copriva / il gorgoglio dell’ultimo mare. / Fu allora il tempo dei grandi eventi/ sepolti nella memoria della natura.”

L’amore per l’altro, che oltre a rappresentare l’elemento che accomuna tutti i versi e i racconti, è definito l’arma contro ogni violenza e contro un sistema che schiaccia ogni tipo di aspirazione verso la felicità che si nasconde lontano, lontano dal dolore. L’amore inoltre, può sconfiggere il male che egli definisce “una prigione”, “una condizione dolorosa che ti priva della libertà”. Queste realtà, in cui il lettore può riconoscersi, spaziare, concentrarsi, perdersi per poi ritrovarsi, sono animate dal desiderio di far coincidere politica e umanità, dolore e necessità. Necessità di trovare una verità quando tace nascosta e si copre di mistero l’invisibile. I ricordi del tempo andato, tornano a turbare la quiete precaria dei suoi giorni.

“Mostrami il tuo volto / carità per loro / nel fango dei ghetti / figli di nessuno / parlo alla tua anima / sepolta o nascosta? / Urlano le sirene / notte senza luna.”

Le parole, che frugano dentro memorie e disillusione, ricordi e nostalgia, amarezza per ciò che poteva essere e non è stato, non scendono mai troppo nei dettagli, ma cospargono le storie di una sottile incertezza, che lascia in mano al lettore il compito di completarne l’opera e il significato. “Così parve l’aurora dorata … / ma d’improvviso svanì l’incanto: / da rive impervi / si levò una musica mesta / mille voci dolorose / e il viaggio impossibile / verso i lidi della speranza.”

Lo spazio e il tempo si dilatano in un labirinto di luci e ombre, urla e silenzi, che fanno dell’autore, la finestra che si apre prima di tutte le altre, colui che strappa dai rami i frutti migliori, con l’aiuto della poesia, capace di dare voce al suo canto d’amore e di regalare la speranza di un tempo nuovo.

 

Recensione
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