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Una storia, tante storie, situazioni in cui ognuno può ritrovarsi, già raccontate, sempre accadute. E allora? Allora, come sempre, è il “come” si racconta: l’autrice fa emergere i suoi personaggi poco a poco con il loro carattere, il loro aspetto, i desideri, le attese…

Ci sembra di conoscerli, addirittura di riconoscerli, anche quelli minori sono persone vive, persone che incontriamo nella nostra vita quotidiana, i nonni, il padre prestato, la commessa del market… e poi la storia principale, quella di Mirka e di sua madre; i personaggi prendono forma lungo il racconto, fino ad essere i nostri vicini di casa, i nostri amici, le vite che ci accompagnano e alle quali spesso non facciamo caso. Il fidanzato morto tragicamente o il padre che alla fine si fa vivo, o l’altro padre, quello del fidanzato morto o infine il padre in prestito, presente, protettivo, vero in quel suo essere disponibile in ogni occasione, tutto sullo sfondo di una natura o di una città che vengono descritti dal ricordo, dalla nostalgia, dal bisogno di isolamento che tutti abbiamo provato nei momenti più difficili, quando la nostra vita si è trovata a una svolta, o privata di qualcosa di importante. E poi i bambini, all’erta con le loro antenne pronte a captare cambiamenti e desiderosi di rassicurazioni e certezze.

E’ un romanzo che si legge d’un fiato, un libro che coinvolge e nel quale ci addentriamo accompagnando la protagonista nella sua evoluzione alla riscoperta di se stessa e nel difficile riappropriarsi della sua vita, lungo un cammino che tiene vivo il nostro interesse fino alla fine, e che ci lascia con la voglia di andare ancora avanti, seguire i personaggi e spiare il seguito delle loro vite.
Recensione
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