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Drìo la mùsica del vento

In questa rubrica abbiamo presentato altre raccolte poetiche di Ines Scarparolo, vicentina doc.; versatile e ancor più simpaticissima quando si esprime nel suo dialetto, anche solamente attraverso alcuni brevi messaggi telefonici che vanno
tanto di moda oggi.

Questa è la prima volta che commentiamo alcune liriche in vernacolo, ma ci proviamo ugualmente, semmai, Ines riuscirà a dire la sua attraverso qualche altra sua nota via filo o direttamente a voce.

Cominciamo con il condividere un pensiero di Fulvio Castellani, che scrive: «I temi che si alternano nello shaker creativo di Ines Scarparolo sono legati ombelicalmente al vivere, al cercare spazi di luce, alle vibrazioni di un cuore quanto mai sensibile, alla natura in ogni sua manifestazione, all’ieri, al tempo che passa e di cui lei si riappropria sorridendo grazie ad una “vosseta” che la “ciama” (“Nona, son qua!”).

C’è tanto amore nel suo dire, nel suo cavalcare con lo sguardo il vento che smuove gli alberi, nel suo seguire con curiosità “na farfala / che zola via, lesièra / fra la salvia e ‘l rosmarin”... Versi caldi, com’è sua abitudine, questi di Ines Scarparolo. Versi che colgono il segno e che si fanno gustare come “el pan descalso” (“quanto ch’el jera bon! El se dresfava in bocca / faséndote gustare / na sboconà de aria.../ salutare!”)».

Ines, si dimostra ancora una volta sensibile al passato e agli argomenti legati alla nostra fede cristiana; ricolmi di certezze e speranze che non deludono mai, oltremodo più eviden-ti se soppesati dal vincolo naturale di una poesia, che più di stare attenta alla rima, si lascia guidare dal senso armonico del verso, per sprofondare in quel lirismo spontaneo, genuino ed originale che da sempre contraddistingue i versi della nostra Autrice.

Tutte buone le ventinove poesie! Vorrei commentarle una ad una; ma lo spazio e il tempo sono sempre tiranni e prendono sempre il sopravvento anche sulla mia volontà. Pertanto, mi soffermerò su “Dopo ‘l desìo” (Dopo il disastro) dove a farla da padrona è la speranza, quella che per Ines sembra essere madre generosa e prodiga verso le amarezze e le delusioni che, sovente, la vita riserva.

Stanote ga piovudo / de gran bruto. / El celo me
paréa / on tabaro nero / che se ravoltolàsse
/ brontolando / a on
mondo sensa fede, / ‘ssassin e anca busièro (bugiardo). / Ma la

matina / el cor se ga chietà: / rento na pocia (pozzanghera) ciara /
soto casa / on arcobaleno de colori / a go catà. / E me xe nata / la
speransa in core: / dopo ‘l desìo / de ‘n uragan / sempre l‘erba ne
mostra / on novo fiore.

Grazie, carissima Ines, ancora una volta, per questi raggi di sole che continui a donarci, attraverso le tue poesie ma anche con la tua originale personalità: vulcanica, esuberante e profondamente veneta, anzi vicentina. Eccezionali qualità che sanno rasserenare sempre, anche gli animi più profondamente provati.

Continua a scrivere, noi ti leggeremo con tanto piacere e interesse!

Recensione
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