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In questo nuovo libro di Peralta troviamo nuovamente alcuni suoi temi: l’attenzione e la denuncia accorata della situazione desolata in cui vive l’uomo contemporaneo, dove tutto pare celare la solitudine esistente, infatti si vive di relazioni che sono virtuali, appunto. Torna anche il tema del sogno: è importante saper sognare, pensa il poeta siciliano, perché significa unire la realtà alla visione di ciò che non ancora è attuato. Significa quindi saper pensare un mondo diverso e infatti leggiamo: «coltivo | nella piantagione | dei sogni | una stella | rubata | al sillabario celeste». In questo senso possiamo capire il valore etico, oltre che estetico che Guglielmo dà al fare poesia e al poeta, che è chi non accetta l’esistente e sa scorgere prima di altri la possibilità di un mondo nuovo.

Talvolta si nota un limite di questi versi nell’eccessivo uso di neologismi, che se da un lato si riallacciano certamente alla tradizione della Neoavanguardia novecentesca, hanno dall’altra per chi legge forse un sapore di gioco verbale che non sempre si sente necessario. Si nota questa predisposizione all’invenzione formale di Peralta anche nell’uso di forme azzardate e impreviste di stesura grafica dei testi: troviamo testi a filamenti verticali; alcune poesie in scrittura laterale rispetto al foglio bianco, altre che vedono segni alfabetici misto a tracciati quasi matematici, il che ricorda certe modalità proprie della poesia visiva. I testi nel complesso procedono tra sogno e realtà, come si intuisce anche dal titolo che è una crasi dei due termini, come si legge poi nel testo omonimo: «un altro cielo | è il sogno che attraverso | a ridosso delle stelle | e quest’ombra | che adesso mi conduce | è una luce infinita… | la soaltà senza tempo»; testi di buona tenuta anche se talvolta il tono è un po’ troppo messianico, ma ciò non accade nei migliori esiti, che risentono invece del forte intreccio tra visione e pensiero, tra intuizione e descrizione del mondo che è tipica di questo autore, capace di testi forti, perché provocatori nel loro intento e comunque tesi a scuotere il lettore dal torpore di cuore e mente.

Recensione
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