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Acqua e pietra sono elementi primordiali.
Fluidità versus solidità. Metamorfosi delle forme e idee a fronte della fissità
di una fede incrollabile nella forza vitale, nella volontà. E’
quanto emerge dai versi cristallini di questa raccolta poetica di Bianca
Madeccia che dell’acqua e della pietra fa due continue metafore della
sua ricerca. Ricerca dell’essenziale, come essenziale è la natura delle due
materie, appunto.
E’ l’eterna fame poetica di senso e qui
sono acqua e pietra pretesto per porsi domande, suggerire risposte. Così la scrittura assume un andamento quasi
sapienziale, dal sapore alchemico. E un vago profumo orientale, un certo
carattere zen, come afferma Angelo Favaro nella prefazione, attraversa
un lessico volutamente scarno, quasi a colpire il pensiero, dare carattere di
fissità alle asserzioni che appaiono come grani di filosofia prima
ancora che di poesia :
…eppure le cose brillano e tutto assume
nuova forma
dopo che lo sguardo le fa riemergere
alla luce.
V
…il rischio apre i sensi e rafforza la
mente,
sopravvivergli aguzza l’occhio
e tempra alla strade future. VI
…Forse l’ombra è un più basso livello di
luce. XVI
“L’acqua – dice convinta Bianca Madeccia –
è la dannazione della pietra ” con ciò volendo significare la fatale e totale
disgregazione della materia, un pensiero di profonda vertigine che nei
versi sa trasmutarsi in serenità rassegnata, olimpica. Calma che deriva dalla
consapevolezza di far parte – tutti e tutto – di un’armonia cosmica in
continuo divenire. Ma questa scrittura direi quasi da sibilla, per il suo tono
misterico-gnomico, presenta spesso scarti, come guizzi di
umanissimo dubbio, che illuminano i versi di vicinanza, laddove si avverte la
lotta della pietra-volontà contro l’acqua-insicurezza in agguato
(XII), e ancora nei versi che figurano il disorientamento del poeta di fronte
alla pagina bianca (XIV) e in quelli dove l’autrice sollecita altri ad
affrontare la vita (IV,VIII,XXII).
Sembrerebbe poi, nel ritmo spezzato dei
versi, nella scelta di certe sonorità consonantiche, che l’autrice abbia
volutamente imposto alla scrittura quasi una distanza dalla musicalità, per
rappresentare proprio l’essenza pietrosa delle sue convinzioni, o quella
primitiva sensazione di “paura dell’ignoto” – altra metafora della roccia
– (XVI) che
mal si coniugherebbe con una fluidità di canto e col tono lirico. E il tu cui B. M. si rivolge è un tu
universale, un pronome in cui ognuno può riconoscersi, a cominciare dall’autrice
stessa, è il compagno, il lettore, ogni altro essere umano che l’autrice
abbraccia nel formulare il suo messaggio.
Una ricerca dunque originale, che coinvolge
vita esperienza pensiero natura destino, che ci auguriamo prosegua nella sua
limpida dignità.
Cariche di suggestione e pertinenti le foto delle bellissime architetture di
sabbia dell’artista Lughia.
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Recensione |
| L’acqua e la pietra |
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poesia
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| Autori |
| • | Bianca Madeccia |
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Edizione:
Lietocolle
Faloppio 2007 |
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| Introduzione di Angelo Favaro - pp. 54 |
| prezzo: € 10,00 |
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| Recensione a cura di |
| • | Annamaria Ferramosca |
Pubblicata su: Lietocolle.com nr.12/2007 |
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