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All'incontro col poeta Kikuo Takano
6 aprile 2001

Il 6 aprile scorso si è tenuta a Roma, presso la Casa delle Letterature, per la Cattedra di Poesia del Centro Eugenio Montale, la Prima Prolusione del poeta Kikuo Takano, uno dei massimi esponenti della poesia giapponese contemporanea. Ha introdotto il critico Paolo Lagazzi, che, dopo un excursus sulla storia della poesia giapponese,si è soffermato sugli aspetti originali della poesia di Takano, sulla capacità di fondere il tradizionale ascolto sintonico della natura e dell’essere, tipico dello zen, con l’ansia, tutta moderna, di riportare una terra violata alla sua originaria verità. La poesia di Takano abbandona le forme dell’haiku e del tanka per aderire spontaneamente al verso libero, nota formale che avvicina anche nel ritmo questi versi alla nostra sensibilità occidentale. Le parole del poeta, tradotte da Yasuko Matsumoto (che ha curato la versione italiana delle sue opere), hanno colpito per l’altissimo senso di responsabilità della Poesia che Takano ha trasmesso, attribuendo al Poeta la capacità di una visione autentica dell’essere, nell’ascolto puro delle voci del mondo.

Di seguito pubblichiamo l’intervento della poetessa Annamaria Ferramosca, che conosce personalmente il poeta e con lui mantiene scambi epistolari, resasi interprete della generale emozione ed ammirazione da parte del pubblico.


E’con grande rinnovata emozione e gioia che oggi partecipo dell’ammirazione che, grazie al Centro Montale, Roma letteraria sta tributando a questo grande maestro della poesia giapponese. Ho avuto la fortuna di conoscere Kikuo Takano nel ’98, in occasione della manifestazione poetica Moto Perpetuo di Pescocostanzo, in Abruzzo, un angolo di pace, lontano da questi ritmi metropolitani, da tutti gli echi massmediatici. che ci ottundono. E provate a immaginare di trovarvi, come raramente succede in una vita, immersi in una di quelle situazioni che, per una strana alchimia d’aria, di luoghi, di umanità, acquistano quasi il sapore del magico, del predestinato. Immaginate di trovarvi, in un antico piccolo auditorium, col suono del liuto, e con questa poesia limpida, folgorante, letta prima in originale, poi anche cantata dalla splendida voce della signora Matsumoto.Il libro, presentato con la consueta acutezza e passione da Paolo Lagazzi e Massimo Giannotta, era “L’anima dell’acqua”, edito da Empiria, nella traduzione curata da Y. Matsumoto e M. Giannotta.

Emozione altissima, un mix di rapimento estetico, gioia per la comunicazione giunta al di là della lingua, e gratitudine di fronte ad una parola che semplicemente sembrava fondersi con la musica, come spingendosi sulla soglia del sacro, quasi una sublime preghiera. Gratitudine che ho poi espresso al poeta con devozione filiale, e che qui rinnovo. Era la prima volta che mi accostavo alla poesia giapponese e ho poi fatto un cammino a ritroso, approfondendone il percorso con letture antologiche. Ma, ancora curiosa di questa originalissima voce contemporanea, ho atteso, e poi divorato, la raccolta antologica di Takano “Secchio senza fondo”, edita dalla Fondazione Piazzolla. E ho capito. Ho capito che oggi, proprio grazie a voci come queste l’afasia del villaggio globale può annullarsi, se la Poesia sa essere così viva in ogni lingua.

Ascoltare la poesia di Takano significa essere sospinti in uno spazio dove sentiamo fluttuare, sottili ma potenti, le nostre domande di sempre. E la meraviglia è nel sentirle ripetute, così simili e familiari, nelle strane scansioni di una lingua tanto lontana. E’ il prodigioso della Poesia, capace di rivelare, sotto la superficie di ogni modernità, l’unicità dell’umano in identici percorsi dell’ascolto e dello sguardo, trasmessi sui fogli. La Poesia resta oggi l’unica voce capace di comunicare in profondità, incidere sotto la superficie dei dialoghi sociali ,politici, economici, parlare a culture così distanti da sembrare impenetrabili. E proprio Takano afferma che è attraverso la Poesia che possiamo “rinascere insieme”- ecco l’unico antidoto per la massificazione mortificante -, e rinascere insieme significa poterci riconoscere, pur nella diversità, nelle radici comuni del nostro essere uomini, scambiandoci le speranze e i dubbi, ponendoci le nostre eterne domande. Le domande della Poesia non hanno latitudini, bandiere, non hanno frontiere. E su poesie come A te, Ombra, Mano, và, La vita, Il cuore sarà,, Credere è, La mia parola, Fior di loto, Per incontrare, ci curviamo a captare le luci che Takano intravede: quel nostro spazio d’assenza, il senso incancellabile della trascendenza, l’ineluttabilità dell’attesa del sacro, al di là delle religioni.

Non ho alcuna velleità di critico, sono solo una donna che ama la Poesia, che può semplicemente essere colpita da frasi che si incidono nell’anima come nel marmo , come questa :”Il senso dell’esistere è nel lasciarsi interrogare”, frase di Takano con cui ho voluto aprire un mio libro di poesie. Questo stupore interrogante, che irradia serenità e speranza, è, credo, la dimensione fondamentale, il segreto intenso di questa voce. Ed è evidente che per Takano scrivere poesia è un tutt’uno col suo porsi con estrema disponibilità di fronte al mondo, in totale assenza di ego, con la vera umiltà dei grandi, che promana solo da chi ogni giorno si confronta con le pietre dell’essenziale. Takano scrive poesia contando su tre solidi cardini di identificazione della sua parola: -Poesia come costante domanda di senso, attesa tenace di assoluto; Poesia come unica via per l’ascolto del mistero che attraversa gli esseri ,da cui fluiscono segni da decodificare, da tradurre in parole che richiedono di essere portate al massimo del senso raggiungibile; Poesia infine, come incessante lavoro sul “rinascere insieme”, riconoscendo quei barlumi di senso nelle immagini del quotidiano, della natura, metafore semplici, da cui Takano fa sgorgare senso, sia pure quello di una domanda che non ha risposta, in uno stile semplice, così scarno a volte da sfiorare la purezza del sacro.

Credo che da maestri come Takano dobbiamo imparare ad esigere da noi stessi e dalla scrittura il rispetto. Rispetto del mondo, inteso non come umanità .o singolo individuo, ma come totale molteplice legame terra-vita in ogni forma, e rispetto di noi stessi, pietosi del nostro stesso essere sbalorditi. Per continuare a rinascere insieme su una terra,la sua Arechi, oggi sempre più desolata perché - parole di Takano - “noi siamo quelli che attendono fino all’ultimo istante con le parole, sperando”.

Kikuo Takano
è nato a Sado nel 1927. Passato attraverso diverse esperienze poetiche, aderisce al gruppo Arechi, importante punto di riferimento per la poesia giapponese del dopoguerra e si impone come uno dei grandi maestri della poesia nipponica contemporanea. Ha pubblicato La trottola (1957), Le tenebre come tenebre (1964), Per incontrarsi (1995). Nel 1996 alcuni testi tradotti da Yasuko Matsumoto e Massimo Giannotta appaiono in Italia presso Empiria (L'anima dell'acqua). Nel 1999 la fondazione Piazzolla pubblica la raccolta antologica Secchio senza fondo. Suoi testi sono ancora pubblicati recentemente nella piccola antologia Sei Budda di pietra (2000) edita da Empiria.

Materiale
Per Kikuo Takano
saggistica 
Autori
Annamaria Ferramosca

Pubblicato su:
Punto d’Incontro nr.4/2001
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