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Continuando
nella nostra sistematica ricognizione poetica, nel tentativo di presentare
attività di quegli artisti che in vario modo si segnalano per coscienza e
lucidità artistica, possiamo far cenno a un amico poeta che più volte ha
collaborato con iniziative svoltesi nella .nostra zona, Francesco Mandrino.
Vecchio amico
della Biennale di Poesia, già noto dalle nostre parti per una lettura svolta a
Panni Stesi nel 1994 (Borghetto Borbera), e per un’altra lettura organizzata dal
Laboratorio letterario "Parole e Cose” a Voghera nel 1997: un’amicizia che si è
concretizzata nella pubblicazione presso La Joker della sua raccolta Conta il
sambuco all'alchechengi: (1995), che seguiva la plaquette I bordi
della notte edito da Tracce; residente a S. Felice sul Panaro (Modena), collaboratore di
riviste importanti come Punto dì Vista, Mandrino è un poeta di nebbie,
anse. fangose e canneti, assuefatto a misurare un orizzonte umanizzato che non
permette di dimenticare, sullo sfondo di una natura moralizzata, i rapporti
umani: la sua poesia si muove nei dintorni di una naturalità fondamentalmente
panico-erotica, quindi libera e anarchica nella vena anche se sorvegliatissima
nell'attenta ricerca linguistica.
Il grande
Roberto Roversi, nella lucida Postfazione a Conta il sambuco all'alchechengi...
si sofferma proprio sull'itinerario espressivo percorso da Mandrino «Ecco,
dunque, che nella sua vasta articolazione il linguaggio ... sembra aver
toccato un risultato preciso - e convincente. Un risultato. direi una conquista
dopo lungo lavoro. che consente alI’autore di individuare e controllare
un ambito operativo senza divagazioni (senza troppe divagazioni) sussulti
esornasivi o marginali.” Ci sembra che quanto precede possa essere
verificato in testi come ‘Sedum spurium».
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Recensione |
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Conta il sambuco all’alchechengi…
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poesia
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| Autori |
| • | Francesco Mandrino |
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Edizione:
Edizioni Joker
Novi Ligure 1995 |
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| Nota di lettura di Roberto Roversi - pp. 48 |
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| Recensione a cura di |
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Pubblicata su:
Il Piccolo di Alessandria nr./1998
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