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Nello spazio della mente di Giovanni Chiellino comprende quattordici componimenti poetici. Quasi tutti assai lunghi, molto densi di significati, simboli, metafore, risonanze classicheggianti, rimembranze di antichi miti. L'autore è abilissimo nel trasformare ricordi lontani in motivi allegorico-arcadici o viceversa, riuscendo a creare un'atmosfera di abbagliante armonia. Lo stile è elegante, ricercato il lessico, il ritmo è sempre sostenuto e vibrante, come di sinfonia.

Nella prima lirica, che dà il nome all'intera raccolta, le luminose memorie d'infanzia si fondono in magico connubio con le descrizioni vivide di amati paesaggi e i ricordi teneri di personaggi conosciuti. È rimembranza ed è sogno, è nostalgia ed è letizia, è realtà ed è simbolo, il tutto come solidificato in arcane armonie di bassorilievi antichi scolpiti su imperitura roccia. Le stesse memorie e gli stessi sogni, fusi in una stessa armonia, si ritrovano in Canti allegri, ma qui il tono è meno solenne e più dolce il ritmo. In L'Incendio il tono si fa nuovamente solenne, meglio diremmo cupo, intensa la descrizione del paesaggio, tormentata quella dei lavoratori imprigionati "nella tela di ragno della vita". Figura misteriosa e quasi mitica è L'Agrimensore della quarta lirica. Ambasciatore di sconosciute divinità, dall'alba al tramonto va per colline e valli, per sentieri e per declivi, in un silenzio che sa di eternità. Figura ancora più misteriosa, ammantata di leggenda e di ermetico incanto, è La zingara fanciulla. Vergine tentatrice dagli occhi luminosi e dalla pelle bruna, simbolo della femminilità seduttrice che di se stessa fa dono senza appagare l'inestinguibile sete. L'offerta è l'intenso racconto di un rapporto d'amore: ardente e dolce, tenero e infuocato. La fanciulla timida e bionda, languidamente si distende per offrirsi all'amplesso. Ancora i ricordi d'infanzia in La ruga: odori, suoni, voci, parole. Ed ecco Donna Rachela, la nonna di tutti, che sgridava i fanciulli e comandava loro di tornare a casa, alta e imponente nel suo mantello nero. Profumi, suoni, voci, rumori. I fanciulli, divenuti adulti, hanno vinto la paura e sono partiti per la loro avventura. Donna Rachela li guardava, “il pianto sulle guance". Isabel, antica eterna fanciulla, donavi il tuo corpo a noi "ragazzi imberbi". Maestra d'amore, l'amore ci insegnasti. Tu fosti madre, sorella, amante, meretrice. Maestra di vita. Signora, guerriera, abitatrice di sconosciute terre. Padrona, sacerdotessa. Arcana creatura, orgogliosamente bella. Isabel, altro meraviglioso personaggio femminile, intriso di mistero, simbolo ammaliatore, custode dell'enigma "che guida l'universo". In Isabel II il poeta parla ancora dell'antica meretrice. Violentata da fanciulla, portò il peso di una colpa non voluta. Divenne prostituta per dimenticare l'offesa orrenda, per coprire l'antico urlo, per poter piangere. Isabel vive ancora. Ancora ode la voce dei suoi giovani amanti? Ancora è vivo il passato nella sua memoria? Teme ora il futuro? Oppure il tempo per lei non ha più valore? Il mietitore: canto altamente lirico, arcadica descrizione della campagna al tempo della mietitura. Il mietitore è il dio che recide il silenzio della sera. In Castagi ricompaiono le fulgide memorie del tempo d'infanzia con le intense descrizioni di paesaggi magnifici e splendidi personaggi. E' come un quadro. o meglio un grande affresco allegorico in cui, osservandolo, si scoprono sempre nuovi motivi e nuovi incantamenti. In La forgia l'autore paragona il fabbro, altro personaggio della sua fanciullezza, al divino Vulcano. La descrizione è talmente forte e pregnante, che ci pare di vedere realmente il mitico dio del fuoco nella sua misteriosa officina. Il sogno di Samuele: altro grande affresco allegorico, denso di paesaggi mitici e di personaggi divini. Belle fanciulle sognanti assetate d'amore, ninfe leggiadre, donne misteriose avvolte in cupi mantelli, divinità antiche, divinità pagane, Cristo sulla croce e l'angelo che schiaccia il serpente. Tori e toreri, e falchi che volano "oltre gli spazi degli occhi e della mente". La raccolta si chiude con Casa abitata, lirica bella ma triste, piena di memorie disperse nel tempo. Il cuore del poeta è inaridito e il suo canto è muto. L'amore è divenuto cenere, l'incanto si è dileguato, la fiamma s'è spenta, prosciugata è la fonte e l'ala del poeta è incatenata "sull'orlo del dirupo". Non c'è risposta al suo disperato chiedere, non c'è ristoro al tormento della sua anima.

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