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Sul filo di un'infinita gamma di alternanze di stati d'animo, che caratterizzano in generale la vita degli uomini, si succedono le sequenze di questa raccolta poetica di Banchini, che a distanza di un anno già si pubblica in seconda edizione. L'autore non è nuovo in campo letterario, avendo di già pubblicato, da un ventennio a questa parte, altri volumi di poesia e di saggistica su vari temi di letteratura, come sul teatro di Montherlant, su Saint Exupéry, su Romano Bilenchi ecc.

Queste poesie, in linea di massima, sono scaturite da momenti di intima tensione d'anima verso un approdo di verità, ossia verso l'essenza vera della vita, di cui invano la mente cerca di scoprire il bandolo degli intricati motivi del suo svolgersi e perpetuarsi, travolgendo lo spirito umano in uno con quello della natura creatrice. "E invano | il nuovo raggio s'effonde su questa | trita vicenda annosa | rete di cerchi senza scampo | discordanze dolenti".

La natura tutta, nei suoi cicli di alternanza (luce ed ombra, rinascite e dissolvimenti) si manifesta con assoluta indifferenza a quelli che sono gli assilli dell'anima umana, i travagli segreti dell'uomo ch'è figlio della natura medesima: "Profonde i suoi ori la sera | mansueta e crudele | indifferente". Per cui un vuoto metafisico si genera tra "Grumi d'assenza | e spire di silenzio. | detriti di sparse conchiglie"...

Si respira aria di taedium vitae o dello spleen di baudelariana memoria, atteggiamento tipico d'una sensibilità decadente che ancora si protende su tutto il Novecento letterario, italiano ed europeo. Con immagine felice, l'avvertito disagio si configura come "tonfo sordo | di ciottolo che s'inabissa | nel gelido vuoto".

Dobbiamo però dire che il medium del Nostro non è senza riscatto, ma cede alla rassegnazione. quasi religiosa, che l'anima riconduce umilmente alla serenità, ossia a quella "gioia dolente" che si traduce in dolce malinconia. ovvero in quella forma di saggezza poetica che induce ad amare le umili cose che la natura in definitiva ci offre per intimo godimento, purché si sappiano recepire ed accogliere con cuore rassegnato e predisposti). Ché in questo risiede l'antica saggezza di chi si appaga di mete possibili, anche se fatte di "gioia dolente". E a tanto basta "Un canto di ragazza innamorata | o un gioco di bimbi chiassosi | o una casa serena aperta al sole...". E allora anche il deserto di silenzi, penoso e oppressivo. si tramuta in "dono sereno che s'indugia sul respiro del mare ora placato" e che invece di angosciare, ora provvidenzialmente nutre "questa dolce smarrita | chiarita di silenzi". E la natura che prima annoiava e sgomentava, ora diventa momento eterno che calamita la nostra attenzione, sì da farla diventare contemplazione ed incanto.

Così lo stesso Dio che prima si cercava invano nel vuoto dello sconforto e della sfiducia, ora felicemente si cerca e si ritrova e si prega nell'armonia del creato e nel cuore stesso dell'uomo: "Dove | dove pregarti, se non sotto | un cielo | vivo palpito | gremito di stelle | tuo infinito armonioso sogno"? Diciamo per finire, che anche le pagine di prosa scorrono piacevolmente ricche di suggestioni e di buoni sentimenti. Tutto sommato, un poeta scrittore che induce a riflettere e a sperare, e che aiuta a scoprire i veri valori della vita.

Recensione
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