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A cosa può servire la poesia? Nella prefazione della recente raccolta di Olga Tamanini, Flavia Lepre ci presenta una possibile risposta ove scrive che «rende possibile l'immaginario, visibile il sogno e ricollega eventi del passato in una sorta di rito». E aggiunge che la Tamanini (ovvero la sua poesia) «ha il dono di assicurarsi una straordinaria comunicazione con gli altri, col mondo».

In queste affermazioni – pur estrapolate dal contesto – si ritrova il senso originario di un'attività a torto considerata marginale, ma che è invece fondamentale. E La rotta delle stelle appare come un esempio efficacissimo della centralità discreta e fragile del fare poesia. L'autenticità della voce, l'economia dei mezzi metrici e figurali, l'equilibrio fra mondo esterno ed esperienza interiore sono tutte caratteristiche che rendono prezioso il gesto della Tamanini. Autrice che si dimostra assai consapevole delle implicazioni esistenziali del proprio impegno. Eccone un segno nel corpo stesso della poesia: "... | un po' alla volta | la mia figura | emerge tra i gorghi | danzando leggera | per poi scomparire | con l'ultimo cerchio dell'onda" ("L'ultimo cerchio", p. 31). Il "sasso nell'acqua" gettato con l'istintiva gratuità di un gioco scrive sulla superficie mentre già viaggia verso le ombre dei fondali. La metafora funziona e la poesia – come mostra questo libro – serve a dire la presenza umana nel fluire del mondo.

Recensione
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