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Pass dopo pass

Dopo aver letto e riletto l'ultimo libro, Pass dopo pass di Lilia Slomp Ferrari, ne sono rimasto affascinato. Questo mio stato emotivo, naturalmente, non è nuovo, né imprevisto, leggendo da anni i suoi scritti, ma è ogni volta una sorpresa.

Questo di Lilia è un libro complesso e delicato. La silloge contiene 60 poesie e, Leggendolo si percepisce il senso di una «malinconia esistenziale» che era presente anche in altre sue opere precedenti, ma rimaneva nel sottofondo, potrei chiamarlo, quello, un «mormorio», che qui però diventa quasi un grido, un urlo, un bisogno di esternazione del proprio «sentire», che coinvolge chi legge come se l'anima della poetessa fosse un po’ anche del lettore. Cioè di chi leggendo queste liriche, cerchi di comprendere appieno il senso del messaggio.

Non è sempre facile «capire Lilia», anche perché parla spesso «al maschile», pur – naturalmente – non sopprimendo certo la sua femminilità. Sembra spesso «in trincea», in difesa (ma non indifesa), ed esprime la sua anima dalla trincea (morale) nella quale si sente, almeno in parte, protetta.

Non dico cose nuove, in questo senso, perché su questo tracciato l'amica Lilia l'ho vista poeticamente nascere, crescere e affermarsi. E in questo profilo l'ho anche diverse volte pubblicamente descritta.

Nadia Scappini, ha steso un commento al suo lavoro che considero di esemplare chiarezza e profondità, d’altra parte dalla professoressa Scappini non ci si può aspettare nulla di diverso: è una «critica» che non fa concessioni al sentimentalismo, ma valorizza i sentimenti, le sensibilità, le emozioni che un libro come quello di Lilia Slomp suscita.

Leggendo queste poesie mi è sembrato di leggere una specie di «testamento spirituale». Uno sguardo al passato, molta attenzione al presente, una speranza nel futuro, con la coscienza che non è infinito. Non è la prima volta che lo fa. E la sua famiglia primaria, il ricordo del fratello Ezio, rapito giovane alla vita, di sua madre, in sottofondo anche il padre, la sua infanzia senza infanzia.

Ma anche la sua vita di oggi, descritta a volte con tenera asprezza, senza scorciatoie, il controllo delle illusioni, che sono al tempo stesso il sale e l’insipienza della vita.

Un libro vero, a volte sofferto, a volte leggero che non perde mai di vista l’obiettivo umano al quale le sue parole sono indirizzate. Una notazione quasi tecnica.

L’arduo sentiero del sonetto può essere percorso solo da chi è in pieno possesso di questa tecnica, e non ricorre a sotterfugi linguistici per far quadrare le rime e i ritmi. Nella poesia dialettale trentina (ma non solo) sono molti gli esempi di uso, diciamo così, disinvolto di questa storica forma letteraria, che invece esige meticolosità e conoscenza. E precisione. In questa silloge di Lilia Slomp, in questo profilo si rasenta la perfezione.

Tutto il libro è di alto livello, ma alcune delle sue poesie - parlando di cose che sfiorano la vita di tutti - sono fra le cose più amabili che mi è capitato di leggere.

E sono certo che la «striaria» del suo messaggio, contagerà (alcuni penso ne siano già permeati) molti lettori, come il libro merita.

24 novembre 2019

Recensione
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