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Nella estate 2004 Licio Gelli dette alla luce un libro di poesie dal titolo emblematico: Ho finito l’inchiostro. Era quindi da supporre che la sua lunga attività poetica dovesse subire una interruzione; ed invece, ecco che pochi mesi fa Gelli dà alla luce questa sua nuova opera: Frutti della sofferenza. Ancora una volta, quindi, il poeta ci offre la sua poesia costruttiva e riflessiva: due qualità di cui la società odierna ha tanto bisogno, anche se non se ne rende conto, distratta dal troppo accanimento nell’arrivare in alto nella scala sociale.

“…ora custodisco nel cuore parole senza voce | e i pensieri sono fiori annoiati su steli stanchi…” e ancora “…troppe volte la vita mi ha squarciato il cuore | e come l’alba guardando indietro vedo il buio…”. Come si può notare, la poesia di Gelli è accorata, ma non sdolcinata, ricca di una tecnica solidamente letteraria che non stanca, ma affascina il lettore attento. Le immagini bene espresse, sobriamente colorite, la movenza ritmica che fa della sua poesia una musica in parole, la pacatezza del suo stato d’animo, dovuta forse alla sua enorme esperienza; fanno della poesia di Licio Gelli un modello cui tutti dovremmo attingere per migliorare la qualità della vita, sotto il profilo spirituale. “Un vecchio è un uomo che unisce alla preghiera | la propria saggezza ed analizza i suoi peccati… | | …si sente vivo quando una lama di luce ferisce | la notte indifesa che gli porta il peso del buio… | |...Un vecchio consuma il suo tempo nel silenzio | mentre il cuore gli si apre al sorriso dell’alba,…”. Le metafore che Gelli usa (tanto amate da Pablo Neruda) si fondono in una lega quasi perfetta e danno al lettore il giusto accostamento ad esempi di vita che molti vorrebbero imitare, magari cercando di usare gli stessi impulsi sentimentali nella loro quotidianità. “Dissolvenze mute si posano nell’ansa del cuore | e i miei sogni evanescenti respirano primavere | assopite senza forze dentro cespugli di stelle | che tengono compagnia alla mia solita solitudine…”.

Qui il poeta sembra voler immergersi nel richiamo naturale dei ricordi, aprendo in questo modo squarci di vita capaci di colorare il suo animo e la grande varietà dei suoi sentimenti. In questa fase, si nota nel suo discorso poetico un desiderio di intensa tenerezza, la sua anima, vibrante e addolorata, si apre in una forma di più ampio respiro, tra sfumature che tentano di far nascere meditazioni metafisiche.

Il senso di unione, quasi fisica, tra l’uomo e la propria solitudine si avverte spesso nelle liriche di Gelli; a volte questa unione sembra quasi una avventura che attira il poeta nella ricerca, quasi biblica, di riuscire a scoprire il grande Mistero prima che sia troppo tardi. Altre volte, però, questa ricerca affonda in una desolante rassegnazione che assale il suo animo fino a stravolgere tutti i suoi sogni di verità.

Stasera la solitudine non ha nessun altro nome | ed è un monito che mi lascia tante riflessioni, | gli occhi raggiungono il vuoto profilo del cielo | mentre il cuore come l’erba accarezza la brina”. E’ doveroso, comunque, constatare che, talvolta, persiste un tentativo del poeta di rintracciare le cause della sua inquietudine e, laddove sia possibile, cercare un rimedio alla sua afflizione introspettiva. Bisogna, infine, ravvisare che in questa sua mestizia involontaria, l’autore dimostra l’esigenza di dover sopportare il dolore come una non rinuncia alla vita; come pure si deve rilevare che, talvolta, il poeta, tutto preso dalla sua ispirazione, si isola completamente dalla realtà, deponendo le sue emozioni in strade sconosciute e solitarie, lasciando il resto del mondo a tessere le proprie consuete illusioni. “Se le ferite della vita aleggiano nel vuoto | prendimi per mano Signore e conducimi | lontano dalla folla dei corpi senz’anima | nella notte che racchiude attimi senza fine.”

Tutto ciò ci riporta alla mente una famosa frase del grande Oscar Wilde, che diceva: “Nessun grande artista vede mai le cose come sono. Altrimenti non sarebbe più un artista”. E, ad onor del vero, è doveroso confessare che nel campo letterario Licio Gelli appare un artista puro.

Recensione
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