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L’offensiva del fondamentalismo islamico, iniziata contro l’Occidente nel suo insieme, nel 1983 a Beirut e  proseguita a New York nel 2001, a Madrid nel 2004, a Londra nel 2005, ed ora ad Haifa ma anche a Londra (dove il progetto di una nuova strage nell’agosto 2006 è stato sventato) ha rimesso all’ordine del giorno anche in Occidente, la questione religiosa, le religioni. Il fondamentalismo islamico, dunque una religione per quanto distorta, ha dimostrato di essere efficace sul piano militare, di poter colpire il cuore, i cuori del sistema capitalistico. E niente colpisce l’attenzione e l’immaginazione del capitalismo occidentale quanto l’efficacia. Gli Usa, lo stato guida del capitalismo occidentale, ha reagito rivalutando la religione della Riforma cristiana che si ritrova alle origini dei Padri fondatori degli Stati Uniti. E  si capisce molto bene la reazione americana. In una guerra decisa. In una guerra feroce decisa da una formazione religiosa, la risposta deve anche essere religiosa.

L’Europa occidentale stenta ancora troppo a capire quale situazione politica, culturale e religiosa sta vivendo e subisce tutte le conseguenze della sua incapacità. L’Europa occidentale nel 1989, con la caduta del muro di Berlino nel 1989, si è liberata del socialismo reale e del marxismo sovietico, che sono stati vissuti da larghe masse popolari come una nuova religione della speranza e della emancipazione.

Essa credeva di aver risolto definitivamente, mettendola da parte, la questione religiosa. In Europa occidentale domina uno sfrenato consumismo motivato da un vago Illuminismo, il culto della ragione e dello sviluppo. E questo vago Illuminismo ritiene la religione una questione superata. Ma non è e non può essere così. Contro il fondamentalismo islamico è necessario avere una posizione corretta proprio sulla religione. Posizione corretta significa in questo caso esente da qualsiasi nevrosi sia di esaltazione della religione che di rimozione.

In Italia, e quasi certamente anche in Spagna, è più difficile rispetto ad altri paesi europei elaborare una posizione corretta, non nevrotica nei confronti della religione cattolica. A parte la storia della Chiesa con tutta la sua ingerenza nella vita politica, economica e civile, sono molto diffusi dei modi scorretti di proselitismo della religione cattolica. Molti cattolici non fanno conoscere i  testi dei Vangeli e non si limitano a praticarli nella vita quotidiana ma impongono, in modo molto autoritario, dei comportamenti che vengono subiti ma non accettati.

Gli italiani che hanno subito dei traumi psicologici nel corso della loro educazione religiosa nono molto numerosi e questo non facilita un riesame razionale, non nevrotico, della questione religiosa. E’ un fatto che gli italiani sono un popolo in cui è molto diffusa la pratica della bestemmia. E fra tutte le regioni italiane il Veneto si distingue per la diffusione di essa.

Le ragioni sono complesse. Non si crede in ciò che si bestemmia, ma si sfida l’organizzazione, la Chiesa cattolica, che gestisce la credenza religiosa. Come è possibile essere ostili ai Vangeli? E’ impossibile. Si può accettarli o rifiutarli.

L’autore riferisce anche alcune sue esperienze dirette nel rapporto con la religione cattolica che dimostrano quante difficoltà trova ancora in Italia la costruzione di un percorso sereno dei credenti e dei laici nei confronti del Cattolicesimo e della Chiesa cattolica.

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