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Canova

Nel dicembre 1815, la Camera dei Comuni e il Senato della Carolina del Nord decisero di commissionare una statua a figura intera del generale George Washington, primo presidente degli Stati Uniti, da collocare all'entrata del Parlamento dello stato.

Le personalità politiche coinvolte cominciarono a confrontarsi sullo scultore che avrebbe potuto esserne l'autore e su tutti gli altri aspetti dell'iniziativa. La maggioranza degli americani fino a quegli anni non aveva mai visto una statua di marmo.

Gli americani, per pudore puritano, si opponevano al nudo. Non esistevano musei. Nel 1805 Thomas Jefferson chiese all'italiano Filippo Mazzei di procuragli degli scultori per collaborare alla decorazione del Campidoglio.

Tre scultori americani soggiornarono in Italia nell'Ottocento Horatio Greenough, Hiram Power e Thomas Crawford. Horatio Greenough, rampollo della società puritana del New England, introdusse in America il nudo femminile in scultura.

Greenough fu il Fidia degli scultori americani. La sua vocazione di scultore era nata vedendo nel giardino della sua famiglia la statua di marmo del generale greco Focione.

I proprietari terrieri americani frequentavano ancora nelle colonie scuole superiori gestite quasi sempre da ecclesiastici che avevano gli stessi orientamenti culturali e gli stessi programmi di quelle inglesi. Nei saggi pubblicati su “Il federalista” dagli avversari conservatori di Jefferson i riferimenti, le citazioni delle istituzioni della democrazia ateniese e alla storia romana sono frequentissimi.

Pericle, la guerra del Peloponneso, Sparta, Atene, Roma e Cartagine, il Consiglio Anfizionico, le osservazioni degli storici sulla storia della Grecia antica, Filippo e Alessandro il Macedone, sono assunti come elementi di un confronto serrato con le vicende americane.

Ma fino al 1825 nessun artista americano produsse un'opera di statuaria.

Il parere decisivo relativamente alla statua di Washington fu quello espresso da Thomas Jefferson il 22 gennaio 1816. Dopo due mandati di presidente degli Stati Uniti il principale autore della Dichiarazione di indipendenza del 4 luglio1776, si era ritirato nella sua fattoria a Monticello, la quale si trova in Virginia a tre chilometri da Charlottesville

Jefferson escluse che la statua potesse essere realizzata negli Stati Uniti.

Egli indicò Canova come lo scultore al quale commissionare la statua e consigliò allo Stato della Carolina del Nord di affidare l'incarico di agente a Thomas Appleton, console statunitense a Livorno, che Jefferson aveva incontrato durante gli anni del suo soggiorno a Parigi.

Il 9 settembre 1816 Thomas Appleton scrisse a Canova chiedendogli di accettare l'incarico. Il 16 dello stesso mese Canova rispose affermativamente.

La statua di Canova arrivò a Raleigh, la capitale della Carolina del Nord. E fu inaugurata il 24 dicembre 1821.

Purtroppo nel 1831 fu distrutta da un incendio.

Non era dunque una situazione facilissima quella dalla quale sono partite le iniziative italo-americane relative alla statua canoviana di Washington, a Canova e a Jefferson.

Dei grandi artisti rappresentativi, ha scritto Mario Praz, pochissimi sono stati contestati quanto Canova e David. Praz ha ricostruito le fasi del dibattito su Canova compresa l' esposizione commemorativa tenuta alla fine del 1957 al Museo della Rhode Island School of Design (Providence).

Fra tutte le stroncature di Canova emerge quella di Roberto Longhi dell'aprile del 1946 seguita da quella ancora più aspra di Cesare Brandi del 1949.

Oggi anche anche le analisi dell'erotismo di Canova per giustificare le stroncature delle sue opere appaiono molto lontane.

Qualitativamente superiore alle analisi e ai giudizi di moltissimi critici è la pagina che Bruno Zevi ha dedicato al funereo fascino canoviano del Tempio di Possagno: “Cilindro con pronao, il Partenone quale ingresso del Pantheon. Ai detrattori di quest'opera di ghiaccio, calcolato secondo cervellotiche ricette manualistiche, priva di ispirazione, si oppongono pochi ma autorevoli apologeti che apprezzano la repressione dei sentimenti, – una visione non più emozionata ed emozionante, dice G.C. Argan.”

Antonio Canova (1875-1822) sottopone gli scatti creativi ben palesi nei bozzetti delle sue statue ad un processo riduttivo essenzialmente mentale.

Nel campo della scultura il confronto fra anticipazioni frizzanti e risultati cadaverici può stimolare un vivido scontro di opinioni.

Ciò non può avvenire per quest'unico lavoro architettonico, la cui prima pietra fu posta nel 1819. Canova ebbe come consulente Giovanni Antonio Selva, autore del teatro veneziano La Fenice, e più da Antonio Diedo, neoclassico ortodosso.

A forza di volerlo perfetto, emendato dai supposti – errori – sia del Pantheon che del Partenone, il tempio è scadente nella deforme parte absidale, nel raccordo tra pronao e rotonda, e soprattutto nello spazio interno, dilatato, stagnante ed uggioso.

La costruzione terminò nel 1830.

Sei anni dopo, Segusini sfruttò lo scenario paesaggistico sistemando il piazzale, lo stradone d'accesso e lo slargo prospiciente il paese, quasi gonfiando l'altura basamentale del tempio.

L'ampio e felice sagrato riscatta l'immagine altrimenti mortificata da un insapore oggetto neoclassico associato all'idea della morte, ad una concezione spaziale ormai estinta.”

A parte l'incidente architettonico di Possagno, il giudizio più fondato è quello espresso sulla società italiana che dopo la morte di Canova non seppe, esprimere dei successori del grande artista. Come ha scritto Bruno Zevi, “con la morte di Giovan Battista Piranesi nel 1778 e di Antonio Canova nel 1822 l'Italia esce dal panorama mondiale. Guarda indietro senza neanche captare i suoi autentici valori storici. Gli stranieri scrutano un futuro nel passato; basti pensare al palladianesimo che, dall'Inghilterra agli Stati Uniti, implica una pluralità linguistica, giochi combinatori, spunti solenni o festosi tratti da testi vicentini, mentre nella penisola diventa dottrinario e monumentalistico.”

E si può quindi esprimere il giudizio ancora più elogiativo e ammirativo delle numerose iniziative culturali che sono state prese dai valorosi studiosi italiani e americani fra le quali quella della replica della statua di Washington di cui fu incaricato nel 1970 lo scultore veneziano Romano Vio.

Tutto fa pensare che per il 2021, anniversario della inaugurazione della statua di Canova a Raleight, le istituzioni americane e italiane stiano programmando a Possagno e negli Stati Uniti delle iniziative che daranno un notevolissimo contributo allo sviluppo delle relazioni e della conoscenza reciproca dell' Italia e degli Stati Uniti anche nel nome di Canova, di Washington e Jefferson.

Il “Canova” di Fabio Zonta a cura di Mario Guderzo si colloca in questo ambito.

Recensione
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