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Diario di un'altra vita

I racconti giovanili

Luciano Nanni, nato a Bologna nel 1937, ha raccolto quasi cinquanta racconti “giovanili”, scritti dal 1954 al 1960. Non si può certo affermare che l'autore o il curatore editoriale dia prova di una particolare premura nei confronti dei lettori. Manca l'indice dei racconti. Nella copertina i “Racconti giovanili” hanno come sottotitolo “Volume I”, ma nella quarta di copertina si afferma che “Questo decimo volume conclude praticamente l'opera omnia di narrativa”. “Diario di un'altra vita”, volume I, sarà seguito da un altro volume ?

Sarebbe utile far conoscere al lettore almeno le informazioni essenziali dei nove volumi dell'opera omnia che l'hanno preceduto.

Diario di un'altra vita” è il titolo di tutta la raccolta dei racconti giovanili ma Nanni, ripetendo questo titolo per il secondo gruppo dei racconti che inizia il 12 ottobre 1956, li differenzia, li separa nettamente. Dunque l'ottobre 1956 come inizio, come inizio di una nuova vita ?

La generazione alla quale appartiene Nanni nell'autunno 1956, alle soglie della maturità come era concepita allora, ha assistito alla rivoluzione dell'Ungheria contro il regime installato dall'URSS (Unione repubbliche socialiste sovietiche) di Stalin e alla durissima repressione operata dall'esercito sovietico (russo).

Nel giugno 1956 la divulgazione del discorso pronunciato da Chruscev, segretario generale del partito sovietico, è stata il preludio della caduta con conseguenze molto pratiche del mito di Stalin. Le sue statue furono abbattute, per la prima volta, proprio nella capitale dell'Ungheria.

Ma Stalin era stato il capo dell'Armata rossa che aveva annientato gli eserciti della Germania nazista criminale con un enorme numero di caduti e quindi aveva goduto di un grande prestigio, non soltanto fra i comunisti, anche fra i numerosi antifascisti europei, italiani, che lo avevano visto come il nemico più coerente, anche se spietato, dei nazismo tedesco e dei regimi fascisti.', compreso quello ungherese.

La rivoluzione ungherese e l'invasione dell'esercito dell'URSS hanno posto i comunisti e gli antifascisti italiani non solo davanti alla necessità di una scelta spesso drammatica ma anche ad una revisione dei loro rapporti con i comunisti italiani con i quali, in molti casi, avevano collaborato nella cospirazione contro il regime fascista ed anche nella lotta partigiana contro i nazisti e i loro complici italiani.

La lettera di Palmiro Togliatti, segretario del Partito comunista italiano, del 30 ottobre 1956 al segretario del Partito comunista dell'URSS è una testimonianza credibile delle provocate reazioni alla rivoluzione ungherese anche fra i comunisti italiani.

Federigo Argentieri (“Budapest 1946 La rivoluzione calunniata” Roma 1996) ha dato un ottimo contributo alla ricostruzione “da sinistra” della rivoluzione d'Ungheria. A proposito della storia di lunga durata, è bene ricordare che nell'agosto del 1989, l'Ungheria permise ai turisti della Repubblica democratica tedesca, altro regime installato da Stalin e dall'URSS, di attraversare la frontiere con l'Austria per cercare rifugio nella Germania occidentale. Bologna, la città natale di Nanni, è stata per decenni la “capitale” del comunismo filo stalinista e filo russo non solo in Italia ma anche in Europa.

Nella sua brevissima, e troppo sommaria, prefazione ai “Racconti giovanili” Nanni accenna alla sua povertà negli anni giovanili che lo obbligava a frequentare a Bologna la biblioteca dell'USIS, una istituzione culturale degli Stati Uniti, poi diventata J. Hopkins University. Dunque povero, autodidatta, frequentatore della biblioteca americana nella Bologna filorussa. Filosovetica, degli anni della Guerra fredda.

Nanni ci informa che il suo desiderio di raccontare, di “rappresentare” si è espresso prima nel disegnare dei fumetti e soltanto in una seconda fase nei primi tentativi di scrittura.

In alcuni casi esiste una continuità fra il fumetto e il racconto. Nanni dichiara che sia nei fumetti che nei racconti ha preso spunto dai suoi sogni. E' una affermazione molto significativa per tutti coloro i quali ritengono che “L'interpretazione dei sogni” (1899) di Sigmund Freud sia una tappa fondamentale nella storia della cultura mondiale. Il sogno è collegato in modo indissolubile al nostro inconscio, alla nostra personalità. E' una delle sue espressioni fondamentali.

Grazie alla frequentazione gratuita della biblioteca americana dell'USIS di Bologna Nanni ha potuto cambiare le sue letture iniziali: Emilio Salgari, Pierre Loti e il numeri del Guerrin Meschino. Quasi certamente a Bologna vi erano anche altre biblioteche gratuite oltre a quella dell'USIS..... In questa biblioteca Nanni legge Hermann Melville, ancora oggi il suo autore preferito.

Mario Praz (“La carne, la morte e il diavolo”) ha riferito sulla conoscenza che Melville aveva dei romanzi neri studiata da Newton Arvin. I romanzi neri o gotici o del terrore non sono stati un genere o un filone particolarmente forte della produzione letteraria italiana nel Settecento e nell'Ottocento. E poco conosciuto in Italia perfino il fatto che la prima “storia gotica”, “Il castello di Otranto” di Horace Walpole si svolge appunto a Otranto nelle Puglie, un intreccio aggrovigliato di spettri che si aggirano nel castello e di tiranni che si ritirano in un monastero per espiare le loro colpe. Il romanzo gotico, un genere che ebbe una grande successo, inizia con Walpole e continua, fra glì altri, con quello di Mary Shelley “Frankestein, il moderno Prometeo”.

Già nel primo romanzo nero l'incubo onirico, grande suscitatore di paure e terrori, è presente.

Nanni nella prefazione informa che soltanto nel 1967 è riuscito a liberarsi delle parole rare o desuete e prese a scrivere normalmente. Come se ne è liberato ? Una liberazione che non gli impedisce di pubblicare i racconti “integri, pur con diversi errori di ortografia e sintassi”.

Il protagonista dei racconti di Nanni (spesso è un racconto in prima persona) dichiara il suo attaccamento alla religione cattolica di cui tuttavia sembra avere una concezione molto particolare, legata alla condanna del normale desiderio verso la donna. Il protagonista maschile assiste passivamente alle iniziative della seduzione femminile e rimane bloccato.

I personaggi femminili non sono quasi mai in nessun racconto positivi tutt'altro. Spesso manifestano la volontà di sedurre, di far peccare il protagonista maschile, che sente nei loro confronti una fortissima attrazione.

Nell' ultimo racconto, che porta la data del 10 giugno 1960, una donna palesemente sadica, si denuda, e davanti al rifiuto condanna il protagonista maschile all'accecamento da parte di un carnefice. L'amore fra l'uomo e la donna è il grande assente in tutti i racconti.

31 agosto 2017

Recensione
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