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Garibaldi Gran Maestro Massone

Giuseppe Garibaldi è stato sicuramente il più popolare dei protagonisti del Risorgimento italiano sia all’estero che in Italia.

Durante la la guerra di Spagna, come durante la Resistenza fu scelto dagli antifascisti e da molti partigiani come simbolo del valore militare e alle elezioni del 18 aprile 1948 come simbolo dei partiti di sinistra.

Piero Pieri nella sua “Storia militare del Risorgimento Guerre e insurrezioni” (1962) ha raccolto nei capitoli X e XII una bibliografia ragionata, ancora validissima, su Garibaldi uomo “dall’altissimo intuito militare e dall’eccezionale iniziativa”.

Franco Della Peruta “Conservatori, liberali e democratici nel Risorgimento” (1989) nel saggio “Garibaldi tra mito e politica” ha ricostruito in modo eccellente la biografia del nizzardo e del suo rapporto con Mazzini, della sua adesione e del suo distacco politico e militare.

Garibaldi durante la Repubblica romana, forte della sua esperienza americana, avrebbe voluto una guerra di movimento e tendenzialmente offensiva, che, utilizzando tutte le forme possibili di lotta popolare portasse all’insurrezione del Mezzogiorno. Garibaldi chiedeva di essere investito di pieni poteri dittatoriali. Garibaldi fu l’oppositore frontale del disegno politico di Mazzini che tendeva a svincolare il movimento nazionale dalle presa della monarchia sabauda.

Il nizzardo già nel 1854 ebbe la lucida consapevolezza dell’ostilità e dell’indifferenza dei contadini nei confronti della causa nazionale.

La sua genialità gli fu riconosciuta anche da Marx che non aveva esitato a criticarlo davanti a certe decisioni politiche.

Secondo Della Peruta, dopo lo scioglimento delle questioni di Venezia e di Roma, il programma politico di Garibaldi ebbe le sue formulazioni più organiche ed articolate: suffragio universale; decentramento amministrativo imperniato sul Comune con relativa eliminazione delle Prefetture; riforma fiscale con eliminazione della tassa sul sale e quella sul macinato e non solo.

Sicuramente la sua convinzione della necessità di una dittatura e la sua sfiducia sul Parlamento italiano provocava delle profonde e giustificate riserve.

Soltanto un altro grande intellettuale come Ippolito Nievo ebbe la consapevolezza della quasi totale assenza dei contadini italiani dal movimento di unificazione nazionale. I “picciotti” siciliani e in misura minore i contadini delle Calabrie fecero eccezione.

Garibaldi che espresse la sua simpatia anche nei confronti del tipo umano del “brigante” come il “Passatore” o “Gasparone”attribuiva la responsabilità al clero, alla Chiesa.

Garibaldi con le sue imprese militari aveva messo in crisi uno dei luoghi comuni diffusi in Europa sulla vigliaccheria italiana. Erasmo da Rotterdam nei suoi “Adagia” aveva scritto che era impossibile trovare “italum bellacem”.

La campagna diffamatoria nei confronti degli italiani, questa volta dipinti come “accoltellatori” era ripresa nel 1853 in occasione di un fallita insurrezione di ispirazione mazziniana.

Marx ed Engels non erano certamente dei seguaci delle teorie insurrezionali di Mazzini avevano scritto: “Ed è ammirevole in quanto atto eroico di un pugno di proletari che, armati di soli coltelli, hanno avuto il coraggio di attaccare una cittadella e un esercito di 40 mila soldati tra i migliori d’Europa”. (K. Marx - F. Engels, Sul Risorgimento italiano, a cura di Ernesto Ragionieri).

Nel decennio 1860-1870 Garibaldi curò con particolare attenzione i suoi rapporti con le massonerie.

I contrasti fra le massonerie italiane furono sempre molto forti.

Gramsci nel suo discorso del 16 maggio 1925 contro il disegno di legge fascista per il divieto delle associazioni segrete ha dichiarato: “La massoneria, dato il modo con cui si è costituita l’Italia in unità, data la debolezza iniziale della borghesia capitalistica italiana, la massoneria è stata l’unico partito reale ed efficiente che la classe borghese italiana ha rappresentato l’ideologia e l’organizzazione reale della classe capitalistica… chi è contro la massoneria è contro il liberalismo, è contro la tradizione politica della borghesia italiana.

Attualmente l’efficiente presidente del consiglio che governa l’Italia è invece un allievo dei Gesuiti.

È passato molto tempo da quando la massoneria faceva paura.

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