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Guerra tra Italia e Senussyya tra il 1313 e il 1918

Nella sua splendida “Intervista su De Gasperi” (Laterza, 1977) Giulio Andreotti testimonia che De Gasperi attribuiva una grande importanza alla costituzione di una Europa occidentale unita “come garanzia contro quello che considerava un pericolo sempre presente per il nostro paese: il pericolo di lasciarsi scivolare nel Mediterraneo”.

La recentissima dichiarazione alla Camera del presidente del consiglio Mario Draghi “La stabilizzazione del Sahel rappresenta una priorità per l’Italia” molto probabilmente non è stata ancora capita e valutata dalla maggior parte degli italiani.

È già la genericità dell’uso della parole Sahel… Intanto è (sarebbe) necessario precisare, delimitare, i confini del Sahel, un’area geografica che va dall’Oceano Atlantico al Mar Rosso.

Secondo Lucio Caracciolo, autore di uno splendido articolo“Le chiavi del Mar Rosso”, apparso su La Repubblica, dentro questa area, il Sahel, batte il cuore africano di Caoslandia: “Immensa parte di mondo a bassissima pressione istituzionale e alta concentrazione di tensioni e di conflitti, solcata da traffici obliqui di armi, droga, essere umani che puntano verso lo Stivale e altre sponde europee”.

Finora l’Italia ha portato sostanzialmente da sola il peso dell’emigrazione africana. Caoslandia invia i suoi emigranti in Italia che funge da terra di assorbimento.

Sembra che Germania e Francia si spartiranno, un terzo per ogni singolo stato, l’accoglienza ai profughi salvati nel Mediterraneo.

E l’accoglienza ai profughi sbarcati direttamente in Italia ?

Data la conclusione dei lavori del Consiglio europeo tenutosi a Bruxelles il 24-25 giugno 2021 il dossier migranti rimane totalmente aperto.

Dietro la nostra amata Quarta sponda (Libia, ovvero Tripolitania e Cirenaica) si intravede il retroterra del Sahel, frammenti di Libie, Golfo di Guinea e Corno d’Africa, guerra nel Tigray.

Neanche in Africa il vuoto politico può esistere a lungo.

La Turchia di Erdogan, sul precedente del diritto di pedaggio riconosciuto dalla Germania (Unione Europea) per il controllo della rotta balcanica, esige un altro diritto di pedaggio per la rotta libica.

Gli italiani devono capire subito quali sarebbero le conseguenze per l’Italia se Francia e Germania spostano sulle Alpi la propria linea di sicurezza.

Intanto non è male aggiornare le nostre informazioni anche sulla storia delle relazioni italiane con la Tripolitania e con la Cirenaica.

Zaffiri ha inserito nel titolo della sua ricerca, un po’ frettolosa, la parola “Senussyya”. Senussyya non è uno Stato al quale il Regno d’Italia ha consegnato una dichiarazione formale di guerra.

È la denominazione di una confraternita religiosa islamica alla quale aderivano anche gli arabi dell’Africa del Nord.

Il 29 settembre 1911 il Regno d’Italia dichiarò guerra alla Turchia (Impero multinazionale turco).

Il Parlamento era chiuso. Il presidente del consiglio era Giovanni Giolitti, un uomo politico molto abile poco propenso a usare la repressione nei confronti delle agitazioni popolari sopratutto nell’Italia settentrionale.

Il corpo d’armata speciale che sbarcò in Tripolitania era comandato dal generale Carlo Caneva, militare di origine friulana e di formazione austroungarica.

Inizialmente si trarrò di 34.500 uomini. Successivamente ne furono aggiunti altri 67.000. I militari turchi godevano dell’appoggio della popolazione araba. Fu una delle numerose guerre asimmetriche.

Il generale Caneva il 12 settembre 1912 proclamò la legge marziale.

Dall’ottobre 1911 a Costantinopoli i maggiori rappresentanti del Regno d’Italia dovettero partire.

L’unico uomo a Costantinopoli capace di analizzare la situazione locale era un ingegnere minerario, Bernardino Nogara, dipendente da Giuseppe Volpi.

Confrontando le imprese africane di Crispi con quella di Giolitti lo storico Giampiero Carocci ha sicuramente sopravalutato il ruolo dell’appoggio dei missionari cattolici legati al Banco di Roma, che operava in Tripolitania. La collaborazione dei missionari non fu certamente lo strumento tipico dell’imperialismo italiano. Il Papa Pio X espresse la sua contrarietà alla guerra. Furono inseriti nel corpo d’armata i cappellani militari.

Il 5 novembre 1911 il regio decreto numero 1247 proclamò l’annessione della Libia al Regno d’Italia.

Giolitti scelse come uomo per le trattative con l’Impero ottomano Giuseppe Volpi, abile uomo d’affari veneziano, che si era offerto.

La guerra fra il Regno d’Italia e l’Impero ottomano doveva pur finire e il 12 luglio cominciarono i negoziati a Losanna in un quartiere periferico della città, Ouchy.

La delegazione italiana fu composta da da due deputati: Pietro Bertolini, futuro ministro delle Colonie, Guido Fusinato docente universitario e naturalmente Volpi, accompagnato da Alexander Joel, figlio del direttore generale della Comit.

Il trattato di pace fu firmato il 18 ottobre. Non era privo di ambiguità.

Se si leggono i verbali della prima riunione del Governo Mussolini (1 novembre 1922) si rimane colpiti dallo spazio che in essa viene riservato all’intervento del ministro delle colonie Luigi Federzoni, nazionalista.

Ai giorni nostri, governo Draghi, le relazioni con la Libia sono un capitolo fondamentale dell’azione di governo.

Recensione
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