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Padova e la fallita insurrezione mazziniana
dell'ottobre 1864 nelle Tre Venezie

L' insurrezione fu preparata da una riunione a Padova il 30 maggio a casa del fotografo Antonio Malaman uomo di fiducia di Paolo da Zara.

I padovani della città e della provincia che parteciparono, assieme agli altri veneti, alla Spedizione dei Mille con Garibaldi furono ventuno.

Fin dal novembre 1860 Mazzini aveva sottoposto a Garibaldi un progetto di insurrezione popolare in alcune zone del Trentino, del Veneto e del Friuli.

Si trattava di un progetto molto ambizioso collegato con analoghi movimenti in Galizia, in Polonia e in Ungheria che avrebbe dovuto precedere. Il 14 maggio 1862 un primo tentativo di realizzazione comportò l'arresto di numerosi garibaldini, che volevano penetrare nel Veneto, da parte dell'esercito piemontese a Palazzolo e a Sarnico. Come conseguenza degli arresti dei patrioti mazziniani e garibaldini vi furono anche dei morti. [1]

Antonio Malaman Francesco Luigi Fanzago Vittorio Fossombroni

A Padova, già durante il Regno Italico di Napoleone, la classe dirigente locale, composta fondamentalmente da proprietari terrieri appartenenti sopratutto alla nobiltà e da alcuni ebrei, aveva potuto finalmente denunciare, in modo aperto, nel dissesto idraulico del Bacchiglione e del Brenta e nella inefficienza dei consorzi di bonifica, i due ostacoli principali alla trasformazione in senso capitalistico dell'agricoltura e perfino alla semplice gestione ordinaria.

Quando, alla caduta del Regno Italico, il 20 dicembre 1815 Francesco I d'Austria venne a Padova e si svolse la festa notturna nella Sala della Ragione, allestita da Giuseppe Jappelli, allora ingegnere del Corpo imperiale e reale d'acque e strade, fu eseguita in suo onore l'opera melodrammatica "Feste Euganee" di Giuseppe Sografi con la quale, sia pure sotto il travestimento mitologico, la città esprimeva, con molta determinazione e chiarezza, la richiesta al nuovo padrone di eliminare le inondazioni del Brenta e del Bacchiglione, come era stato nei progetti del Regno Italico. [2]

Le condizioni di vita dei contadini erano tremende. Si era diffusa anche la pellagra, che era oggetto di numerosi studi di medici e di docenti universitari quali Francesco Fanzago, Giovanni Maria Zecchinelli, Francesco Argenti, Giuseppe Montesanto. Le condizioni di vita dei contadini furono oggetto di studio anche da parte di Emilio Morpurgo. [3]

Vi era un collegamento molto stretto fra la denuncia del dissesto idraulico con relativi progetti di riordino e quella delle condizioni di vita dei contadini. Esse sono l'elemento di continuità e di collegamento organico fra l'azione politica di nobili proprietari terrieri, come il conte Nicolò Leoni, di docenti universitari, come il barnabita F.M. Franceschinis, di ingegneri, come Pietro Antonio Letter, Marc'Antonio Sanfermo, Giuseppe Marini e Giuseppe Jappelli, di pubblicisti, come Pasquale Coppin, di tecnici agrari come Antonio Sette, di studiosi come il conte Francesco Cavalli. Gli esponenti della proprietà terriera nobiliare e borghese più impegnati nelle iniziative per la modernizzazione dell'agricoltura pubblicarono dal 1852 in poi il "Il Raccoglitore",pubblicazione annuale della Società d'incoraggiamento nella quale quello delle bonifiche è uno dei temi centrali. [4]

Con la Risoluzione sovrana dell'11 ottobre 1842 l'Austria, dopo numerosi scontri fra i suoi vari organismi civili e militari, aveva approvato il progetto di sistemazione del Brenta e del Bacchiglione di Vittorio Fossombroni e di Pietro Paleocapa ed aveva iniziato ad eseguirlo nel 1846, dimostrando una netta superiorità di carattere storico sulla Repubblica veneta e stabilendo una rapporto molto solido con i proprietari terrieri. Il Piano Fossombroni-Paleocapa fu uno degli elementi fondamentali della politica austriaca per la conquista del consenso da parte dei proprietari terrieri e degli agrari. [5]

Negli anni fra la insurrezione del 1848 e il trattato di Villafranca, Padova era stata teatro di una discreta attività propagandistica di carattere nazionale contro quella svolta dall'Austria. Vi partecipò anche Ippolito Nievo, al quale dobbiamo una testimonianza di grande interesse sulla depressione della città di Padova nelle sue lettere a Matilde Ferrari del 1850: "La popolazione pare una turba di spettri: sembra che camminino in punta di piedi, come per non isvegliare gli echi delle case deserte! – sembra che i loro occhi errino maravigliati come un fanciullo allevato in una spelonca che vegga il Sole per la prima volta. Povera Padova!….ed ora dorme in un letargo profondo, doloroso; da cui la mano sola del destino può svegliarla….

Padova non è certo una città che ama i fracassi della vita allegra: sarebbe lo stesso che il voler danzare nei sotterranei d'un cimitero.". E ancora :" la desolazione della solitudine, la mestizia delle sue strade la rendono la città della meditazione e del raccoglimento". Dopo Sarnico nel Veneto continuò l'attività clandestina sia dei moderati monarchici sia degli aderenti al Partito d'azione e una continua loro schedatura da parte della polizia austriaca. L'Austria svolgeva tramite alcuni italiani una propaganda non priva né di consensi né di efficacia, anche mediante la minaccia di una riforma agraria favorevole ai contadini, che non è sfuggita all'attenzione acutissima di Antonio Gramsci. [6]

Elemento fondamentale della politica austriaca per la conquista del consenso da parte dei proprietari terrieri e degli agrari fu la realizzazione del Progetto per la sistemazione del sistema idraulico del Brenta e del Bacchiglione che metteva fine alle inondazioni. Alberto Cavalletto, uscito di galera nel dicembre 1856, già nel 1858 era impegnato nel tentativo, non proprio tanto facile, di ridimensionare la grandiosa operazione dell'Austria con i suoi articoli sulla "Rivista Euganea" che furono ripresi dalla "Rivista di Firenze". Intervennero successivamente, su posizioni diverse, Girolamo Antonio De Mattia, Pietro Paleocapa, Gustavo Bucchia, che era suo parente, il Comune di Padova, di cui era podestà Francesco De Lazara. [7]

Malgrado alcuni suoi limiti ed alcuni errori nella sua esecuzione, il Progetto di Paleocapa rappresentò una svolta storica nella idraulica veneta e certamente la classe dirigente veneta, essenzialmente agricola, ne fu consapevole.

Nel maggio 1863 Mazzini fu avvicinato da agenti del re Vittorio Emanuele II e cominciò così una complicata trattativa fra i due, gestita da Demetrio Diamilla Muller, che si interruppe irreparabilmente il 10 luglio 1864 quando sul "Diritto" apparve una nota anonima i cui estensori si dichiaravano convinti, in relazione a quelle monarchiche e di Garibaldi nell'Europa orientale, " che le imprese troppo incerte e remote, quali sono le indicate, ordite da principi, debbano necessariamente servire più a' loro interessi che a quelli dei popoli". [8]

L'obbiettivo di Vittorio Emanuele II era quello di ottenere il trono della Grecia per suo figlio Amedeo. Nelle Tre Venezie, negli anni successivi all'episodio di Sarnico e precedenti alla fallita insurrezione del 16 ottobre 1864, operavano sia i comitati monarchici, del partito moderato, diretti dal padovano Alberto Cavalletto, un ingegnere, con un prestigioso passato politico alle spalle, sia i comitati del Partito d'azione, non particolarmente omogenei e ben coordinati fra di loro anche a causa delle necessità della cospirazione.

Cavalletto nel 1858 pubblicò i "Pensieri e voti pel coordinamento idraulico degli scoli col nuovo sistema dei fiumi del padovano e proposta generale di un nuovo piano direttivo dei consorzi". I consorzi agricoli erano il nodo principale della trasformazione capitalistica dell'agricoltura. Finché fece parte della Camera dei deputati fu uno dei suoi membri più autorevoli in materia idraulica. [9]

Nell'agosto 1863 il comitato centrale di Venezia monarchico, decisamente contrario all'insurrezione nelle Tre Venezie, aveva emanato un proclama molto forte contro il "sedicente comitato d'azione veneto" del Partito d'azione. [10]

Nel dicembre 1863 Ergisto Bezzi di Cusiano (Trento), uno dei Mille, che aveva ricevuto a Lugano nell'autunno 1862 l'incarico da parte di Mazzini di coordinare sul piano militare i preparativi per l'insurrezione, così scriveva a proposito di Filippo Tranquillini e di Paolo Da Zara :"Istituì comitati a Verona, Vicenza, Treviso, Mestre, Rovigo, Venezia, ed uno centrale in Padova. Presidente di quello centrale è certo sig. Da Zara uomo influentissimo e dei più ricchi di Padova. Come già ti dissi nell'interno non si può parlare che di Garibaldi e per ciò Tranquillini parlò in nome suo, è quindi necessario che il generale scriva una lettera al presidente del comitato di Padova Signor Da Zara lettera che sia estensibile a tutti i presidenti degli altri comitati ai quali da Zara s'incaricherebbe di farla leggere. Nella lettera il Generale può dirgli del bisogno di prepararsi per agire in primavera, ch'egli ci sarà, che si mettano d'accordo col comitato formatosi qui, che sieno attivi, insomma qualcosa per rialzare il morale, e al Da Zara nel medesimo tempo per solleticare il suo amor proprio può dirgli che sapendo ch'egli può molto nel Veneto si attende perciò moltissimo dal suo patriottismo. Da questa lettera può dipendere tutta l'organizzazione futura; perciò ci raccomandiamo a te e fa in modo di fargliela avere al più presto possibile." [11]

I democratici del Partito d'azione avevano individuato il finanziatore principale della progettata insurrezione. La scheda informativa su Paolo Da Zara, inviata dal Luogotenente del Regno Lombardo Veneto Giorgio Ottone di Toggenburg al Ministero di polizia di Vienna descriveva un personaggio molto impegnato nel movimento nazionale: "ricco commerciante e possidente di Padova, israelita, è conosciuto già dal 1848 come acerrimo ed attivissimo nemico della dominazione austriaca in Italia. Anni fa fu in carcere duro per aver partecipato ad un club rivoluzionario. Da allora, elargendo grosse somme ed anche di persona, favorì sempre il partito rivoluzionario. Ha cattiva fama anche moralmente. Nel 1860 per la sua notoria pericolosità venne proposto per la deportazione ad Olmutz, ma seppe sottrarvisi con la fuga all'Estero ove rimase a lungo. Processato per emigrazione clandestina, ritornò in patria prima della fine della procedura per evitare il sequestro del suo patrimonio. Vive da allora a Padova nelle sue terre in provincia senza provocare provvedimenti più severi. Poiché però, non ostante questo suo atteggiamento biasimevole, continuava a far sospettare di stare in relazione segreta sia all'interno che all'estero - ed il sospetto è divenuto quasi realtà in seguito a diverse lettere segrete intercettate negli ultimi tempi - egli è strettamente sorvegliato. Ma finora non ha mai dato adito che si potesse procedere contro di lui." Durante la rivoluzione del 1848 si trasferì a Venezia dopo la resa di Padova. Nel dicembre 1848 portò a Venezia l'aiuto finanziario dei padovani pari a 33 doppie di Genova. Fu arrestato, dopo l'opera al tetro dei Concordi nel dicembre 1849. Nel febbraio 1850 fu multato per 200 fiorini. Nel dicembre, in occasione del prestito forzoso nel Lombardo-Veneto fu gravato per 44 mila fiorini, secondo dopo il duca Silvestro Camerini, fra i quaranta facoltosi padovani. Nel marzo 1867 ospitò Garibaldi nel suo palazzo davanti la chiesa di S. Daniele. Con l'Unità d'Italia l'interesse di Paolo Marzolo per la politica sembra essersi indebolito contrariamente a quello di suo fratello Moisé che diventò pro-sindaco con Francesco Piccoli. [12]

Sulla base dei ricordi e delle testimonianze di Carlo Tivaroni sembra che la consistenza del gruppo del Partito d'azione padovano fosse molto limitata. Scrive Tivaroni: "A Padova, dove Guerzoni e Chiassi andavano a presiedere adunanze, Paolo Da Zara e la signora Gilda Da Zara che custodiva le bombe, Antonio Malaman, un piccolo fiero fotografo che non conosceva paura, Pietro Riello, un cameriere del "Ristoratore", Luigi Baseggio, un modestissimo barbiere, costituivano un gruppo centrale per facilitazioni di viaggi, informazioni, alloggi." Tivaroni ricorda inoltre fra i congiurati padovani “il giovane Cesare Parenzo, israelita di Rovigo ed inoltre Angelo Donati di Padova, dei Mille, ferito a Palermo, monarchico convinto che si gettava in ogni sbaraglio garibaldino, Giacomo Alpron di Padova, dei Mille, Luciano Montalti, agiato possidente di Padova, combattente fanciullo a Venezia coi suoi tre fratelli, e poi in ogni campagna d'Italia, in Erzegovina, in Francia, Vittorio Parenzo, cugino di Cesare, ebbene, erano tutti ebrei." [13]

Secondo alcune informazioni del Ministero della polizia di Vienna, il gruppo del Partito d'azione di Padova era diretto invece da Valerio Catullo, un medico figlio del docente universitario di scienze naturali Tommaso Catullo che non avrebbe goduto di un credito particolare fra la cittadinanza. Anzi Catullo era un personaggio della vita padovana ben diverso da Marzolo. [14]

Nel febbraio 1864 Catullo informa il Comitato centrale unitario di Milano sulla consistenza dei fucili: "qui Tran(quillini) ed abbiamo organizzato il tutto. Fu pure condotto nel sotterraneo e rimase attonito di un sì bel numero ecc. ecc. e tutti in pieno ordine". [15]

Nella corrispondenza di Mazzini con Ergisto Bezzi del 1864 si trovano alcuni riferimenti a Padova e ad alcuni militanti del Partito d'azione :"Carolina Sala e marito, un avvocato Bressa o nome simile, Ziliotti, etc." e inoltre Cesare Parenzo che era stato indicato da Bezzi. [16]

Data la pessima situazione creatasi nei comitati segreti insurrezionali del Trentino e i dubbi esistenti fra alcuni membri del Comitato centrale unitario di Milano, in particolare in Benedetto Cairoli, si decise di convocare una riunione a Padova dei rappresentanti di tutti i comitati delle Tre Venezie. La decisione di invitare i titubanti trentini provocò delle reazioni molto aspre da parte del padovano Valerio Catullo. [17]

L'incarico di preparare la riunione fu affidato a Giovanni Battista Bonaldi, capo del Comitato d'azione universitario padovano. Essa si svolse il 30 maggio 1864 a casa del fotografo Antonio Malaman. A Milano erano sorte delle divergenze su chi doveva presiedere l'importante riunione padovana o Giovanni Chiassi o Giuseppe Guerzoni. Fu inviato Chiassi, contro il parere di Bezzi.

Secondo Gino Tomajuoli, a Padova :"Presiedeva l'assemblea Giovanni Chiassi, maggiore garibaldino. Padova era rappresentata dal dott. Valerio Catullo, capo di quel comitato; Vicenza e Rovigo dall'imprenditore ferroviario Dionigio Zecchettin di Legnago; Venezia, probabilmente da Giuseppe Marinoni o da Domenico Ziliotto: Udine ed il Friuli dal dott. Antonio Andreuzzi, più probabilmente dal nob. Domenico Barnaba dei Signori di Buja; Trieste da Giusto Moratti (?), Gorizia da un suo delegato; Belluno ed il Cadore dal controllore comunale Castellani; Treviso dal dott. Mattei, poi capo dell'insurrezione nel 1866; Verona dal conte Pellegrini". [18]

Sulla base di quanto verificato e deciso nella riunione di Padova del 30 maggio 1864 Bezzi presentò le sue dimissioni dall'incarico di coordinatore dei preparativi a Benedetto Cairoli :"Poiché la relazione fatta da Chiassi della seduta tenuta a Padova il 30 p.p. può aver provato al comitato che quanto io diceva era realtà e non illusioni, io sono risoluto di fare ora liberamente quello che mentre mi pesava sul capo il dubbio intorno ai miei rapporti mostrò sempre d'avere la maggioranza del Comitato, mi sono trattenuto dal fare in passato." Successivamente Bezzi, disapprovato da Mazzini, non insistette nella sua richiesta. [19]

Per la verità la sorveglianza poliziesca austriaca a Padova non era particolarmente efficiente. Il Ministro di polizia di Vienna von Mécsery già nel marzo 1864, tramite una spia milanese, era informato di quanto si stava preparando nelle Tre Venezie e ne aveva informato il Luogotenente imperiale nel Lombardo Veneto Giorgio Ottone von Toggenburg il quale impartiva le direttive al Direttore generale di Polizia von Straub, ma quest'ultimo era convinto che a Padova non si sarebbe svolta nessuna riunione dei rappresentanti del Partito d'azione. Quando ne ebbero una ulteriore conferma il 29 maggio si limitarono a sorvegliare la casa di Paolo Da Zara, il caffè Antenore, le librerie Sacchetto e Draghi, la clinica medica sede della "Rivista Medica" di Ferdinando Coletti. Il Ministero della Polizia di Vienna, malgrado le smentite della polizia di Venezia, ebbe conferma dello svolgimento della riunione del 30 maggio e ciò causò delle forti divergenze fra i vari organismi polizieschi e militari dell'Impero.

L'uomo che seguì, con grande efficienza, la preparazione dell'insurrezione mazziniana e garibaldina era il consigliere di polizia di Trento Pichler il quale era bene informato sui mazziniani trentini che vi avevano partecipato. Secondo uno dei documenti sequestrati: " il Bezzi invita Zaniboni a recarsi colà, e con un' altra lettera dello stesso giorno invita Marsili di Rovereto e gli dà contemporaneamente il segno con cui egli deve darsi a conoscere al Caffè Steffanini a Padova". Nella notte fra il 19 e 20 agosto Pichler arrestò 48 trentini facendoli poi processare, ma non poté ricavare molte informazioni sulla rete mazziniana nel Veneto perché gli arrestati poterono comunicare dal carcere con l'esterno. [20]

                Eugenio Curiel

L'ultima cospirazione mazziniana, definisce Eugenio Curiel, il tentativo di insurrezione nelle Tre Venezie dell'ottobre 1864 e lo giudica eroicomico, una "tragicommedia" in termini hegeliani. [21]

Entrambi i promotori Vittorio Emanuele II e Mazzini erano portatori di ideologie ormai superate dall'avvento della borghesia in tutta Europa. Il primo della concezione patrimoniale dello stato. Il secondo della fissazione cospiratoria. Curiel delinea un quadro molto articolato del pensiero e dell'azione politica di Mazzini nei vari decenni del Risorgimento. L'interesse di Curiel per il pensiero e l'azione di Mazzini risaliva alla sua adolescenza triestina, ma certamente furono oggetto di discussioni nei suoi incontri a Bassano, nel periodo precedente alle leggi razziali, con Giuseppe Tramarollo destinato a diventare un appassionato studioso del pensiero e dell'azione di Mazzini. [22]

È probabile che la durissima e impietosa critica di Curiel alla strategia insurrezionale mazziniana sia collegata anche al dibattito fra gli antifascisti sulle prospettive della caduta del fascismo. L'azione di Curiel all'interno del Gruppo universitario fascista e del Bo' di Padova era decisamente alternativa alle prospettive insurrezionali degli antifascisti mazziniani. Nello stesso periodo anche la propaganda di Giustizia e libertà di Carlo Rosselli indicava, con molta forza, l' obbiettivo finale della insurrezione. [23]

Nella situazione politica veneta successiva al 1860 Curiel vede come prevalente l'attesismo sia delle classi dirigenti sia delle masse contadine. La borghesia agraria non riuscì a coagulare attorno a sé né gli intellettuali progressisti né gli ex-volontari garibaldini. Ma esisteva una borghesia agraria negli anni Sessanta dell'Ottocento a Padova? Il prospetto tratto dai registri dei Commissariati distrettuali padovani relativo i possidenti di oltre 600 pertiche di terreno in ogni comune censuario sembra dimostrare una netta preponderanza della proprietà nobiliare rispetto a quella borghese. [24]

Bibliografia

1) G. Candeloro, "Storia dell'Italia moderna, vol.V, La costruzione dello stato unitario 1860-1871", Milano 1978, pp. 193-195, 210- 212.

2) Giuseppe Sografi, "Feste Euganee opera melodrammatica", Padova 1866; Barbara Mazza, "Jappelli e Padova", Padova 1978.

3) F. Fanzago, "Memoria sopra la pellagra del territorio padovano", Padova 1789; dello stesso, "Sulla pellagra. Memorie", Padova 1815; G. Maria Zecchinelli, "Alcune riflessioni sanitario politiche sullo stato attuale della loro pellagra nelle due provincie di Belluno e di Padova confrontato collo stato in cui era addietro", Padova 1818; Istruzione sulla pellagra diramata dall'I.R. Delegazione per le provincie di Padova, aprile 1852; F. Argenti, "Relazioni statistico-sanitarie e necrologiche del Comune di Padova per gli anni 1857-58-59 con osservazioni intorno alla pellagra", Padova 1860; Relazione statistico sanitaria necrologica del Comune di Padova per gli anni 1858-59 ed Osservazioni sulla pellagra dedotte dal numero dei pellagrosi defunti dall'anno 1848 al 1859 inclusive, "Nuovi Saggi I.R. Accademia di Scienze, lettere ed arti di Padova", vol.VIII, parte II, 1860. E. Morpurgo, Della popolazione agricola padovana nei suoi rapporti colla moralità ,e cogli sviluppi intellettuali, Delle condizioni materiali della popolazione agricola, "Rivista periodica della I.R. Accademia di Scienze, lettere ad arti in Padova", vol.IX, trimestre primo e secondo pp.13-32, terzo e quarto pp. 89-118; "Saggi statistici ed economici sul Veneto", Padova 1868.

4) N. Leoni, "Voti per la restituzione dei fiumi Brenta e Bacchiglione ed altri minori all'antico corso ed in laguna", Padova 1816. M.A. Sanfermo, "Piano economico amministrativo per l'esecuzione del progetto di regolazione generale delle acque di fiume monte e scolo dell'ing. in capo Sanfermo compresa dalla parte terza del piano a stampa"; dello stesso "Prospetto generale dei circondari in cui è diviso il Dipartimento Brenta e territori limitrofi colla indicazione dei lavori proposti per la regolazione delle acque loro, illustrate dalle mappe", Padova 1819; "Della situazione di Brenta e Bacchiglione e dei mezzi di migliorarla", Padova 1821; "Sulla utilità di attivare gli asciugamenti meccanici nelle Provincie Venete. Considerazioni del Conte M.A. Sanfermo", Padova 1847. G. Marini, "Cenni idraulici apologetico-illustrativi e memoria delle piene del Brenta 1823, 1825 e 1839 con rilessi sulle condizioni del Brenta inferiore nella Provincia di Padova", Bassano 1841. P. Coppin, "Sommario storico del Brenta e sua regolazione nella parte superiore da Campo S. Martino ascendendo", Padova 1817; dello stesso, "Discorsetti quattro sull'agricoltura nella Provincia di Padova," Padova 1818; "Memoria per la regolazione delle lagune venete e delle acque scorrenti pel padovano escluso il Frassene", Padova 1820; "Saggi intorno ad alcuni rami di agricoltura della provincia di Padova e degli ostacoli ad essa dannosi", Padova. A. Sette, "L'agricoltura veneta. Saggio", Padova . F. Cavalli, "Studj economici sulle condizioni naturali e civili della provincia di Padova", Padova 1851. G. Solitro, "La Società di cultura e di incoraggiamento in Padova nel suo primo centenario (Un secolo di vita padovana) MDCCCXXX-MCMXXX", Padova 1930. Acute osservazioni sulle bonifiche e il paesaggio padovano in: Angelo Ventura, "Padova", Bari 1989, pp. 262-263.

5) V. Fossombroni, "Considerazioni sopra il sistema idraulico dei paesi veneti", Firenze 1847. C. Vacani, "Della lagune di Venezia e dei fiumi nelle attigue provincie", Firenze 1867. Archivio di Stato di Venezia, "Contributi su Pietro Paleocapa 1788-1869", Venezia 1988 ; Istituto veneto di Scienze, lettere ed arti, "Ingegneria e politica nell'Italia dell'Ottocento Pietro Paleocapa", Venezia 1990; A. Rusconi P. Ventrice,"Magistrato alle acque Lineamenti di storia del governo delle acque venete" Roma 2001. Pietro Paleocapa, "Memoria idraulica sulla regolazione dei fiumi Brenta e Bacchiglione 1843", a cura di Pietro Casetta, Roma 2002.

6) "Tutte le opere di Ippolito Nievo" a cura di Marcella Gorra, vol. VI Lettere, Verona 1982. Come esempi della propaganda austriaca a Padova: A. Volpi, "L'attentato del diciotto febbraio mille ottocento cinquantatre contro la preziosa vita di SMIRA Francesco Giuseppe I imperatore d'Austria. Ricordo storico", Padova 1853; "Album letterario nella faustissima occasione delle auguste nozze SMIRA l'imperatore Francesco Giuseppe d'Austria e di SAR la principessa Amalia di Baviera, Padova 1853". A Padova e in tutto il Veneto era diffusa "La Sferza" di Brescia dei due gazzettieri dell'Austria Luigi Mazzoldi e Pietro Perego con la quale Nievo polemizzò. D. Mantovani, "Il Poeta soldato Ippolito Nievo 1831-1861", Milano 1900. Su "La Sferza", G. Solitro, "Due famigerati gazzettieri dell'Austria (Luigi Mazzoldi- Pietro Perego), Padova 1929. Sulla schedatura dei patrioti da parte della polizia austriaca: G. Tomajuoli, Le ripercussioni fra i Veneti del tentativo di Sarnico e le misure della polizia austriaca, "Bollettino del Museo civico di Padova", n.s. 1931, pp.191-195. I patrioti schedati della città e della provincia padovana, alla fine del 1862, erano quaranta, un numero molto inferiore a quello dei veneziani. Fra di essi vi erano Luigi Barbo Soncin, Ferdinando Coletti, Antonio Brusoni, Angelo Draghi, Francesco Sacchetto, Giovanni Maluta. Del Tomajuoli Documenti inediti sull'arresto e la condanna di un dimenticato patriota padovano: il notaio Floriano Rosa (1863), "Bollettino del Museo Civico di Padova, n.s., XV, 1932, I tentativi del 1862 per la liberazione delle Venezie e le misure della Polizia austriaca, "Rivista di Venezia", a cura del Comune, n.5, maggio 1933; dello stesso, Dimostrazioni padovane nel 1862-63, "Padova rivista del Comune", n.2, febbraio 1934.

7) A. Cavalletto, Cenni sui lavori di sistemazione dei fiumi Brenta e Bacchiglione che si eseguiscono nel Padovano, "Rivista Euganea", nn. 9, 10, 11, gennaio e febbraio 1858; "Sui lavori di sistemazione dei fiumi veneti Brenta e Bacchiglione estratti da vari giornali italiani", Venezia 1859; Comune di Padova, "Due lettere al podestà di Padova del commendatore Pietro Paleocapa ed una scrittura dell'ingegnere Gustavo Bucchi che trattano dei sostegni da erigersi all'incile dei canali di Padova e Battaglia proposti dal conte Vittorio Fossombroni nel Piano di regolamento dei fiumi Brenta e Bacchiglione", Padova 1862; "Opinioni della stampa periodica intorno al libro pubblicato dal Municipio di Padova", s.n.t. ma del 1862.

8) (D. Diamilla Muller), "Politica segreta italiana (1863-1870)", Torino 1880.

9) "Carteggio Cavalletto-Luciani (1861-1866)", raccolto e annotato da Giovanni Quarantotti, Padova 1962; "Carteggio Volpe-Cavalletto", raccolto e annotato da L. Briguglio, Padova 1963; L Briguglio, "Correnti politiche nel Veneto dopo Villafranca (1859-1866), Roma 1963; P. Galletto, "Alberto Cavalletto. Una vita per la Venezia e per l'Italia ", Padova 1997; "Carte Cavalletto" I, a cura di V. Chiesura e F. Cosmai, Padova 2003. Archivio Veneto", 1916, T. XXXIII, p. 346.

10) A. Ottolini, Irredentismo veneto e proclami nazionali", "Nuovo Archivio Veneto", 1916, T.XXXIII, p.346

11) E. Benvenuti, Ergisto Bezzi e la cospirazione mazziniana per sollevare e invadere il Trentino nel 1863-1864, "Rassegna storia del Risorgimento", gennaio-febbraio 1914, p.647.

12) G. Tomajuoli, Cospiratori astuti e poliziotti gabbati nella Padova di sett'anni fa (con documenti inediti), "Padova rivista del Comune", n.12, dicembre 1934, pp.16-17. C. Leoni, "Cronaca segreta de' miei tempi", Cittadella 1976; A. Gloria, "Cronaca di Padova", Trieste 1977; G. Solitro, "Fatti e figure del Risorgimento", Cittadella 1978; E. Gnad, "Nell'Italia soggetta all'Austria 1856-1867 Vicende dei miei anni d' insegnamento", Padova 1983.

13) C. Tivaroni, Mazzini e Parenzo nella cospirazione veneta (1865) Nuovi documenti, "Nuova Antologia", fasc.638, 16 luglio 1898, p. 271, 273. . C. Parenzo fu deputato di Rovigo, di Chioggia, ancora di Rovigo e infine senatore del Regno dal 1889 A. Galante Garrone, Carlo Tivaroni: come divenne storico del Risorgimento, "Rivista storica italiana", fasc. II, giugno 1967, pp. 313-35; "I radicali in Italia 1849-1925", Milano 1973.C.

14) G. Tomajuoli, Cospiratori astuti…, articolo citato, pp.12-16. Per una conferma del ruolo direttivo di Padova e della partecipazione di Catullo alla riunione padovana del 30 maggio, A. Zieger, "Il tentativo mazziniano del 1863-1864 attraverso gli atti ufficiali", Trento 1964, p. 39, 53 .

15) C. Tomajuoli, Il convegno di Padova del 30 maggio 1864 per l'insurrezione delle Venezie, "Rassegna storica del Risorgimento", p.306.

16) " Epistolario di Giuseppe Mazzini", Imola,1938, vol. XLVII, p. 59, 198.

17) G. Tomajuoli, Il convegno di Padova…. articolo citato, p. 321.

18) G. Tomajuoli, Il convegno di Padova… articolo citato, p.326.

19) G. Tomajuoli, Il convegno di Padova … articolo citato, p. 329.

20) A. Zieger, "Il tentativo mazziniano…" opera citata p.51.

21) E. Curiel, "Scritti 1935-1945", I, Roma 1973, pp. 322-327.

22) G. Tramarollo non era affatto d'accordo con l'interpretazione del fascismo di Curiel dal quale derivava la sua tattica di infiltrazione nelle organizzazioni fasciste concordata con il PCI nel 1936 . E quindi Tramarollo invitò l'amico Mario Delle Piane a troncare la collaborazione con le riviste giovanili fasciste (lettera di M. delle Piane, Siena 24 luglio 1966, Archivio privato dell'autore). Sul costante interesse di E. Curiel per il pensiero e l'azione di Mazzini, E. Curiel E. Colorni, "Il sogno di una nuova Italia", a cura di M. Quaranta, Padova 2005, p. 9, 10, 18. La bibliografia di G. Tramarollo su Giuseppe Mazzini è ricchissima e quindi ci limitiamo ad alcuni titoli: Dal Papa al Concilio: dal Concilio a Dio Giuseppe Mazzini, Milano 1962; "Giuseppe Mazzini", Roma 1963; "Il primo giornale operaio: l'Apostolato popolare di Giuseppe Mazzini", Roma 1972; "Amici e nemici di Mazzini", Cremona 1980.

23) A. Garosci, "La vita di Carlo Rosselli", Roma Firenze Milano, 1945, p. 159, 160, 243, 271.

24) Il Prospetto in: A. Gloria "Il territorio padovano illustrato", vol.III-IV, Padova 1862, pp. 131- 144.

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