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Racconti e memorie di isole e mari

C'è un robusto filo rosso che unisce i sedici racconti che compongono il volume, benché profondamente diversi fra di loro, ed è la passione per l'isola nella quale si svolgono tutte le vicende e l'attrazione per il mare. Il volume che li raccoglie si presenta subito come originale anche per la ragione che ognuno dei sedici racconti è preceduto da una fotografia di Lucia Mazzaria, compagna dell'autore, che precede ognuno di essi.

L'autore, musicista di notevole esperienze internazionali, autore di alcuni romanzi e saggi, promotore e protagonista di numerose iniziative di divulgazione musicale, ha voluto cimentarsi, in questo caso, con la tecnica del racconto.

Il passaggio dai romanzi al racconto potrebbe sembrare una regressione e forse lo è ma risponde ad una imperiosa necessità di definire i propri fantasmi interiori, le proprie ossessioni.

E' una scelta non casuale che risponde all'impulso, alla necessità iniziale di Pierfederici di scrivere le allusioni, i racconti orali, sempre cupi, patiti, mai spiegati fino in fondo, sentiti durante l'infanzia trascorsa per lunghi periodi nell'isola d'Elba nella casa dei suoi parenti. E quindi necessità anche di “liberarsi” di alcune paure che i racconti gli hanno ispirato. Ma nel progredire della lettura dei sedici racconti il lettore percepisce come l'autore supera le paure iniziali, infantili, le circoscrive, le delimita e finalmente nell'ultimo racconto, il sedicesimo “Tra fuoco e mare”, si separa, grazie alla scrittura, dalla paure iniziali e raggiunge nello stesso tempo la maturità di uomo e l'autonomia di “scrittore” e la padronanza della tecnica dei racconti

L'isola di Pierfederici è l'isola d'Elba che egli nella sua biografia di musicista passionale unifica con quella di Maiorca: “Quante volte, per un giovane studente di pianoforte, appassionato da sempre della musica di Chopin, l'amata isola d'Elba, prese le sembianze di quella Maiorca che egli ancora non conosceva e dove il grande compositore visse per un periodo....”

Nella cella del convento di Valdemosa nell'isola di Maiorca, dove Chopin ha soggiornato, “aleggia una atmosfera lugubre e opprimente”. Nell'isola “innominata” (d'Elba o Maiorca) “Spiagge, costiere, promotori, scogliere dedicati a giovani innamorati osteggiati nel loro sentimento (ogni scoglio a precipizio sul mare) porta con sé almeno un ricordo di un disperato suicida e reca nei secoli tale maledizione...”

Le descrizioni dell'isola, dei suoi paesaggi, anche nei primi racconti, sono molto realistiche, frutto della sua passione e della esperienza di vita nell'isola mentre i protagonisti sono piuttosto convenzionali, quasi espressione una eredità puramente, culturale, letteraria, libresca si potrebbe definire.

Il contrasto fra la descrizione dell'isola e i protagonisti dei racconti è forte.

Il cambiamento, il salto di qualità, avviene negli ultimi due racconti: “Il convento della Vergine del mare” e “Tra fuoco e mare”. Nel penultimo racconto, Pierfederici , sicuramente lettore di Jan Potocki e del suo “Manoscritto trovato a Saragozza”, sembra quasi spremere, dimostrando una notevole padronanza tecnica, tutto quello che si può ricavare dalla tradizione letteraria anglosassone dei racconti di “terrore”, dei frati “neri” assassini.

Le sue paure, le sue angosce infantili trovano finalmente una espressione, una forma articolata. L'autore se le lascia alle spalle assieme a tanta letteratura. La dimostrazione di questo passaggio è l'ultimo racconto, “Tra fuoco e mare” nel quale finalmente Pierfederici trova la strada, lo stretto sentiero della sua liberazione, della sua maturità di uomo.

Il protagonista, Alberto, un ragazzo di campagna, deriso dai suoi compagni di lavoro, mediante le nuove esperienze anche sessuali con una spregiudicata ed emancipata operaia dello stabilimento, indecisa nella scelta fra i suoi corteggiatori, capisce alcune contraddizioni della vita. La sua maturità si esprime con il coraggio e il sentimento di solidarietà che egli dimostra davanti all'incendio che potrebbe non solo distruggere una parte dell'isola ma anche avere come vittime alcuni dei suoi parenti e la ragazza amata dal suo compagno e istruttore di di lavoro.

Finalmente nell'ultimo dei sedici racconti i suoi protagonisti e la descrizione dei paesaggi raggiungono lo stesso livello espressivo.

22 aprile 2017

Recensione
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