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Sebastiano Schiavon: lo strapazzasiori

La carriera sindacale di Sebastiano Schiavon è iniziata nel 1908 quando egli ha vinto il concorso indetto dalla Curia vescovile di Padova per il posto di segretario dell’Ufficio cattolico del lavoro, un organismo parasindacale creato in concorrenza con la Camera del lavoro socialista, diretto dal segretario del vescovo don Restituto Cecconelli.

Nel maggio 1907 era entrato come vescovo a Padova Luigi Pellizzo, un friulano molto critico nei confronti del movimento cattolico padovano il quale sosteneva la necessità dell’organizzazione di un movimento sindacale cattolico alternativo ma non necessariamente antagonista di quello socialista. Gli Uffici cattolici del lavoro di Padova, Treviso e Vicenza costituirono la base organizzativa per la creazione nel 1910 del Sindacato veneto dei lavoratori della terra. Il modello al quale si ispirano i neosindacalisti cattolici veneti è quello dell’organizzazione di Guido Maglioli nel Cremonese.

Nell’estate del 1908 si svolge nella Saccisica (territorio che fa capo a Piove di Sacco) uno sciopero di tessitrici, il primo di una lunga serie di agitazioni promosse e dirette da Schiavon, sostenuto dal settimanale cattolico diocesano “La difesa del popolo”. L’attenzione di Schiavon è diretta principalmente ai contratti colonici ed alle condizioni di vita dei bovai, una categoria di salariati agricoli. Nel 1909, due anni dopo essere stato assunto come segretario dell’Ufficio cattolico del lavoro di Padova, Schiavon si trasferisce a Firenze come dirigente nazionale dell’Unione popolare. Nel maggio 1910 a Cittadella, nell’Alta padovana ai confini delle tre diocesi di Padova, Vicenza e Treviso, si svolge una grandiosa manifestazione di massa, alla presenza del vescovo Pellizzo, nel corso della quale nasce l’Unione professionale della lega dei contadini. Il programma dell’Unione prevede l’abolizione delle onoranze a carico dei fittavoli e dei mezzadri, l’introduzione della giusta causa nelle disdette e del diritto di prelazione nel caso di vendita del fondo, finanziamenti a favore dei contadini per l’acquisto della terra.

I socialisti, influenzati dalla massoneria e dall’anticlericalismo e non dotati di un programma agrario all'altezza, non furono capaci di valutare in modo adeguato il significato del movimento sindacale agricolo creato dai cattolici, ma lo contrastarono duramente.

Nell’ottobre 1912 il Papa Pio X nominò presidente dell’Unione popolare fra i cattolici italiani, la loro organizzazione elettorale, il conte Giuseppe Della Torre, anche lui padovano. Schiavon ritorna a Padova dove partecipa ai consigli comunali di Legnaro e di Saonara e al Consiglio provinciale.

Alle elezioni politiche del 1913, le prime a suffragio universale maschile, Schiavon fu eletto deputato nel collegio di Cittadella contro il conte Cesare Bonacossa, un proprietario di filande di Vigevano. Schiavon è il più giovane deputato italiano della XXIV legislatura., eletto con il 90 % dei votanti.

Il 20 maggio 1915 Schiavon, assieme ad altri 26 cattolici deputati, ancora privi di un partito, vota contro la concessione al governo di Antonio Salandra dei poteri straordinari in caso di guerra. La ritirata di Caporetto coinvolge anche la situazione familiare del deputato che trasferisce la famiglia in provincia di Rovigo. Dopo la fine della guerra, il 18 gennaio 1919 don Luigi Sturzo lancia al paese l’appello per la nascita del Partito popolare. Schiavon riassume la direzione dell’Ufficio del lavoro. A Padova si costituisce il Partito popolare italiano, fra i promotori, oltre a Schiavon, vi sono Cesare Crescente, futuro sindaco di Padova, e Gavino Sabadin, futuro prefetto della Liberazione.Alle elezioni del 1919 Schiavon è eletto deputato assieme a Ettore Arrigoni degli Oddi e a Edoardo Piva. La legislatura dura soltanto fino al 7 aprile 1921 quando il parlamento viene sciolto.

A Padova nel gennaio 1919 nasce una nuova banca il Credito veneto la quale tenta di controllare l’economia veneta. Ad essa si sottrae la Banca Antoniana appoggiata da Schiavon. Alle elezioni del 15 maggio 1921, Schiavon non viene ripresentato dal Partito popolare. Tenta di presentarsi da solo ma non riesce a completare la documentazione necessaria. Che cosa è successo all’interno del Partito popolare di Padova? La lista elettorale è capeggiata dal conte Leopoldo Ferri, un conservatore che poi fiancheggerà il fascismo, vice presidente del Credito italiano. E’ probabile che anche il vescovo Pellizzo sia in difficoltà nei suoi rapporti con il Vaticano. Schiavon trova una sistemazione professionale come ispettore del quotidiano di Padova "Il popolo veneto". Schiavon morì il 30 gennaio 1922.

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