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Non riesco a definire Omicidi virtuali un thriller classico, ma la rappresentazione di una realtà crudele e senza senso dei nostri giorni che l’autrice ci propone. Maria Martino ci descrive un’assassina il cui unico scopo è la supremazia sugli altri, vive il crimine che la sua mente malata ha delineato lucidamente, e lo interpreta come un’attrice, curandone i particolari atroci con una presunzione di potenza che sembra provenire da forze occulte che la dominano e che lei è convinta di dominare.

Ma il crimine, vissuto virtualmente, non appaga il suo ego e, pur commettendo errori, porterà a termine il suo progetto di sangue. Tuttavia, non è lei la protagonista principale di questo romanzo e neppure i suoi complici, personaggi deboli che le ruotano attorno. I veri protagonisti sono i genitori della vittima, con i loro problemi di coppia, latenti e irrisolti, costretti ad affrontare la peggiore delle prove cui un essere umano possa essere chiamato: la morte atroce e senza senso della propria figlia.

La storia si snoda su due piani: quello della famiglia, con balzi temporali tra passato e presente, tra prima e dopo l’accaduto che li porterà alla disgregazione, e quello dell’assassina, che vive l’omicidio più volte nella sua mente, finché lo trasformerà in realtà.

Il lettore resta con la bocca amara, la scrittura di Maria Martino è personale, intrattiene il lettore con riferimenti alla quotidianità, alle guerre che sconvolgono il mondo e alla politica, con qualche caduta a tratti, ma tuttavia intrigante per quel qualcosa che rimane sospeso, non detto.

E’ un romanzo interessante e, più che agli amanti del thriller, ne consiglio la lettura a coloro che seguono la cronaca dei nostri giorni, con i suoi cambiamenti sociologici e di costume e, perché no? Per la sottile inquietudine che s’insinua dentro di noi e ci costringe a riflettere.

Recensione
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