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La silloge poetica di Carmine Manzi Canti del mattino e voci della sera è come un libro della vita, che, racconta sogni, pensieri, episodi significativi, ricordi; una moltitudine l'emozioni, che evidenziano l'aspetto inusitato della quotidianità che riempie il cuore del poeta con delicate sensazioni.

Tutto si anima e acquista vitalità col gioco armonioso dell'esistenza, con la visione del mare, del cielo, del prato, del suo paese, del suo giardino con le foglie verdi e gialle che dirompono in una leggiadra danza, stimolate dal soffio del vento, come delle girandole.

Con la prima parte "Canti del mattino" Carmine Manzi rivela poeticamente l'incanto della natura in fermento vitale. La soavità dell'espressione manifesta la sua interiorità, nel rendere nota la profonda emozione avvertita, che coinvolge i sensi in una mirabile sinergia, nel cogliere la suprema perfezione del creato. Difatti evidenzia l'armonia provata nel suo animo nell'assimilare le sensazioni suscitate da una giornata di primavera, dall'aria profumata, dal lieve movimento di uno stelo, dal leggiadro schiudersi di un fiore.

Il sole, le stelle, l'azzurro intenso del cielo, il verde dei campi ravvivato dai molteplici colori dei fiori, ispirano poesie che evidenziano il tripudio della natura e rallegrano l'animo del poeta nel percepire la soave melodia del creato, che diffonde musica arcana e fa rasserenare i pensieri con la pace sovrana.

Il poeta rimembra il volto delicato di una persona amata, che coglie ciclamini, viole e rose nella natura rigogliosa; la piacevole compagnia rallegra il suo cuore con la sincera conversazione.

Eleva canti sublimi per ringraziare Dio per i suoi doni, per il calore del sole e la brezza che accarezzano le sue membra e lo rinvigoriscono con le serene giornate. Carmine Manzi rivela che un ramoscello di mimose può manifestare l'emozione di una giornata foriera della primavera, quando c'è ancora la neve sui monti e la tormenta sulla valle. Nota che le mimose presagiscono le belle giornate, quando i prati si ricolmeranno di fiori e le rondini ritorneranno nei nidi. Osserva che tra il vento impetuoso e le grigie nuvole "piovono cristalli sulla terra | come lagrime d'amore"e il poeta si domanda se saranno verdi i prati | d'erba nuova e di fiori gialli, | avranno nelle vene i primi fremiti | i mandorli e i peschi che gemono | e si sveglia la terra dal suo torpore?". Difatti la primavera è per il poeta la stagione preferita.

Nella seconda parte "Voci della sera" il poeta rende note le sue riflessioni, con il desiderio di rivedere scenari incantevoli come quando era bambino, di ammirare i prati verdi illuminati dal sole ricolmi di fiori.

Ripercorre poeticamente gli anni, con l'alternarsi dei giorni tristi o gioiosi, e nota l'assenza d'amore in molti uomini. Il poeta s'intristisce nell'osservare il volto dei bambini denutriti, di quelli che anelano ad un sorriso e di chi non ha un tetto per ripararsi. Prova gioia nel donare ciò che ha e nello spandere una parola buona, per alleviare un po' la sofferenza e il tormento per la mancanza dell'essenziale nella vita di tante persone. Egli evidenzia il suo cuore, nel porgere una parola di speranza a chi soffre, nel dare il suo conforto per rasserenare gli animi, spronandoli ad invocare l'intervento di Dio per superare le difficoltà, per chiedere di illuminare il cammino esistenziale e per intraprenderlo con il suo aiuto.

La sentimentalità di Carmine Manzi si coglie dall'espressioe poetica, nel rilevare che è sufficiente un piccolo raggio di solead illuminare l'esistenza e a riempire di serenità la quotidianità. Questa è la modalità con cui il poeta affronta la vita: coglie la traccia arcana di Dio negli eventi quotidiani. Così i ricordi risplendono, potenziati dalla solarità dei pensieri: rivive le emozioni, rimembra la grazia dei fiori, l'allegria dei bambini, la quiete delle vie, il sorriso della persona amata.

Alcuni ricordi di giovinezza si colgono dalle poesie con degli aspetti di vita, con la casa degli avi, con il pozzo nel cortile, con il suo giardino rigoglioso di piante e di fiori, con l'effluvio che allieta il poeta, ispirandogli soavi liriche.

Descrive il suo paese con i balconi delle case ricolmi di gerani, con le strade alberate, con i monumenti dedicati ai personaggi illustri, con i vecchi ruderi del castello. Il suono delle campane rallegra i suoi pensieri e lo paragona alle "note d'un organo" che si propagano con la loro armonia nel cielo, in un soave invito alla preghiera. Il poeta ricorda il suono diverso da quello della sua infanzia e, insieme con la melodia, rimembra la voce dei suoi genitori e dei suoi cari.

Dalle poesie si coglie un inno alla vita, nel rivelare la grazia della natura e lo splendido sbocciare di un fiore tra il "dolce canto d'usignoli". "Ottantacinque" è la poesia che mette in risalto la mente fertile dell'autore, il suo desiderio di scrivere; nel rivelare la gran parte della giornata dedicata alle "sue carte" e ai libri. Carmine Manzi nota che il tempo trascorre velocemente e porta buoni frutti con le sue opere culturali, nel manifestare il suo canto d'amore, nel rivelare "il mistero della vita" e nel ringraziare Dio per ogni giorno della sua esistenza.

Il poeta esprime il suo sentire con liriche appassionate che rivelano l'animo semplice che si ricolma con l'affetto delle persone care. L'invito a sperare è sempre presente nel suo cuore, nel mettere in risalto che si trova l'aiuto di persone disinteressate e sincere nelle situazioni di maggiore difficoltà.

Inoltre l'autore si sofferma sul mondo dell'infanzia, sui cambiamenti che si sono verificati negli anni, sulla curiosità dei piccoli nella scoperta della quotidianità, sul loro desiderio di conoscere, induce il lettore a cogliere "la presenza di Dio | nel sorriso d'un bambino".

Carmine Manzi ricorda le favole raccontate dalla sua nonna, quando intratteneva tutti i bambini fino a sera con il racconto di un mondo meraviglioso, dove i sogni si realizzavano e si animavano personaggi misteriosi come le fate; ama rimembrare la sensazione d'incanto che provava ascoltando la sua voce. Nota che le fiabe descrivevano un mondo di pace, dove trionfava l'amore e la genuinità degli uomini.

Purtroppo, costata il poeta, ai nostri giorni non prevalgono i valori cristiani e i nonni non riescono più a raccontare le favole ai loro nipotini. Carmine Manzi tristemente nota il cambiamento della società da quando era giovane, rivela la modifica delle abitudini, dei valori, dei modi d'essere e la trasformazione dell'ambiente. Svela che "ad ogni giorno ci sentiamo | più poveri e sempre più soli | ...non ci sono più fiori da cogliere | sulle nostre strade deserte; | appassiscono boccioli sugli steli | ancora verdi delle rose"...

Il poeta manifesta lo sgomento per il lento deterioramento del paesaggio, con gli elementi costitutivi che rivelano il degrado; avverte che è necessario diffondere gli ideali e l'amore per la vita.

Inoltre Carmine Manzi ricorda poeticamente i paesi del Carso e dell'Isonzo, i compagni e lo splendore dei paesaggi. Ancor oggi riemergono le emozioni, con l'attrattiva delle rose rosse e dei gerani che abbellivano le finestre e i balconi, dei sassolini come coralli bianchi che raccoglieva "lungo il corso dell'Isonzo", "levigati dalle acque per anni | da diventare come brillanti".

Con il fascino delle rimembranze emergono le sensazioni, nel dedicare soavi rime ad una terra per lui molto cara. La "nota sull'autore" rivela la sostanza ispirativa del libro e il desiderio di far trapelare il messaggio cristiano. Rende notoche "I canti del mattino" sono stati scritti tra il 1941 e il 1942 e le "Voci della sera" tra il 2004 e il 2005. Scrive che, nel corso degli anni, è rimasto inalterato l'animo anelante a cogliere lo splendore della vita, ad avvertire la presenza di Dio nella quotidianità e a rendere manifesto il suo infinito amore per l'umanità.

Un ringraziamento si volge a Carmine Manzi per questa silloge poetica che induce ad apprezzare ogni aspetto della quotidianità e ad ascoltare la "voce di Dio" che dona pace e conforto ad ogni uomo.

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