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Natura morta

Uscito per Aragno Editore, l’ultimo lavoro di Paolo Ruffilli, Natura Morta, contraddicendo il titolo, è una miscellanea che parla di vita e ne sonda gli aspetti e le connessioni tanto da potersi definire “poesia filosofica” e meritarsi il Poetry-Philosophy Award di New York.

Se la morte vi appare è perché, per sua natura, essa è compendio alla vita stessa. Ritornano anche in queste poesie i temi montaliani cari al poeta del vuoto e pieno, moto e stasi, presenza e assenza, il significarsi delle cose nel loro opposto che solo le definisce pienamente e la contrapposizione che disgiungendo le unisce sotto una sola legge.

Si aggiunge, appunto, il dualismo vita-morte in un legame così indissolubile da sgomentare l’autore stesso che quasi non si capacita di come la vita debba nascere dalla morte.

Sotto questo aspetto la raccolta assume un tono “pasquale”: l’alfa e l’omega, il principio e la fine, l’acqua e il fuoco, la luce che squarcia le tenebre nei riti della notte di Pasqua.

La cristianità infatti pone già nel Natale il seme (la mirra) per quella morte e Resurrezione.

In fin dei conti anch’esse, morte e vita, rispondono alla legge fisica per cui nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma.

Per certi versi la scienza, similmente alla filosofia, tenta risposte all’ordine del mondo.

S’intrecciano poi i versi sulla parola e ancor più sul nome che, se ci preannuncia, evoca e presenzia anche nell’assenza, non sempre, o non completamente, ci significa e ciò che a quel nome si lega, a volte, non ci corrisponde, riecheggiando quel “Uno, nessuno e centomila” di Pirandello. Per Ruffilli è come se fossimo estranei a noi stessi e sapessimo, nel profondo, che la nostra intima natura è altra, in una non corrispondenza tra significante e significato, tra contenitore e contenuto.

Il “Piccolo inventario delle cose notevoli” posto a metà della raccolta, sottolinea, nella sua semplicità quasi da “manuale di salutistici consigli”, l’importanza delle piccole pratiche quotidiane del bere, del mangiare, del respirare.

Tra questi, “Dell’aria” si può definire un inventario di profumi che balzano vividi ai sensi e nella lettura è impossibile non inspirare per cercare con l’olfatto ciò che viene descritto.

A chiusura della miscellanea l’autore ci regala alcuni “Appunti per un’ipotesi di poetica” che, lungi dal porsi come esegetica analisi sulla poesia contemporanea, svela invece i motivi personalissimi dello scrivere di Ruffilli e del farlo, o meglio del continuare a farlo in versi in questo nostro tempo frammentato e caotico.

Come affermato più volte dal poeta stesso, nelle poesie di Paolo Ruffilli la metrica dei versi nasce da un’esigenza di ritmo che si ritrova anche in queste rime pur non risultando così immediato come in lavori precedenti. Quando però lo si coglie appare“leggero” e ad ogni rilettura tutto si dispiega più semplice e chiaro.

Recensione
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