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La Magia di Esistere

L’importanza della Memoria e dell’Amore nella poetica esistenziale di Montalto

Verso il Premio Nazionale V. Padula”,
5 Novembre 2013,
Acri. la poesia

“Signore e signori, non sono qui – scriveva Federico Garcia Lorca nella conferenza- elegia per Marìa Gutièrrez Blanchard, poco dopo la sua morte – né in veste di critico né di esperto dell’opera di Maria Blanchard, ma come amico di un’ombra. Amico di una dolce ombra che non ho mai visto, ma che mi ha parlato attraverso bocche e paesaggi che mai hanno conosciuto una nuvola, un passo furtivo o un animaletto spaventato in un angolo” (1).

Anch’io non sono qui nella veste di critico letterario, ma di amico e di estimatore di Pasquale Montalto e voglio introdurre, con queste parole di Garcia Lorca, le mie osservazioni sulla sua poesia, proprio perché ritengo che la poesia sia come un’ombra che, dolcemente, pure se invisibile, parla all’anima dell’uomo e del poeta. E, con la poesia, ritengo sia pure un’ombra, “una dolce ombra”, il sentimento dell’amore, un sentimento che si comporta con il cuore, proprio come fa l’ombra con il corpo della persona. L’ombra, in quanto proiezione di un essere fornito di corpo, non l’abbandona mai e lo segue passo dopo passo. Così fa l’amore con il cuore: vi si lega e vi si intreccia per accompagnarlo sempre, almeno finché esso se ne farà sostanza. E d’amore, sostanzialmente, trattano le pagine del lavoro poetico di Pasquale Montalto dal titolo “La magia di esistere”, pagine che raccolgono poesie che si pongono, come sintesi d’un cammino d’amore aperto, nei versi, da più tempo.

Ebbene, se l’amore, nella raccolta “I colori dell’amore” (Nicola Calabria Editore, Patti (ME), 2008), per Pasquale Montalto, è “un viaggio, il viaggio dell'uomo nella vita o, meglio, è la meta che cerca l'uomo ”(2); se in “Amicizia e Amore” (Edizione Libroitaliano World, Ragusa, 2006) è “un cammino verso un approdo, un cammino che l'io concretizza....nell'essenza dell'essere e dell'esistere,”(3); se in “Io e la vita” (Edizioni Progetto Cultura, Roma, 2009) “è la forza per dare armonia alla vita…è sublime sentimento ed emozione dell'uomo”(4); ne “La magia di esistere” è “l’ora ricercata”, l’ora che ha il profumo dell’eterna armonia e dell’intima e inusitata, anche se fugace, “felicità”: “…la musica – egli canta - se ne va / e arriva l’ora ricercata, / l’armonia del cuore, / che respira un’eruzione di colori”(5). Ancora i “colori”, che dipingono le emozioni e le sensazioni dell’intimo, ancora quel soffio d’amore che si pone alla conclusione della ricerca come suggello d’un viaggio nel profondo per incontrarvi la propria anima, anzi le anime che abitano il proprio cuore: “Non è tardi, / ora – scrive P. Montalto - l’ora sale nell’abbraccio / e il calore della notte, / riempie l’ora senza tempo, / con la luce dell’amore / (incanto e disillusione, / di una terra senza certezza / e di una costa frastagliata)” (6). Ed è bello sentire l’amore come possibilità di dare forza all’ora del momento e trasformarla in una dimensione senza tempo, quella dimensione che non è solo “incanto”, non è solo il metro del sentimento più antico, ma è anche la misura della poesia.

Con questo viatico di fondo, i versi di P. Montalto affrontano la dimensione della vita, quella propria e quella degli altri, ed esprimono l’anima della bellezza che la vita racchiude, quasi come una luce che spia e si nasconde dietro le ombre del quotidiano, quasi come il canto che sgorga dall’intimo, in un complesso rapporto di apertura- chiusura del diaframma: “La bellezza della vita / - egli canta - colora gli occhi frettolosi; / perché prima mi celo e poi mi apro, / per mostrare tutto lo splendore creativo / del cuore dell’Artista” (7). E l’Artista, in quanto poeta, è l’uomo universale, colui che intende, coglie e sprigiona i sentimenti di ciascuno e avverte e canta la favola della magia della vita, anzi la musica della vita, come si coglie appunto nelle immagini, dall’omonimo titolo, proposte nel testo da Alice Pinto, immagini che presentano due innamorati abbracciati davanti ad una sinfonia di fiori (8). E la musica della vita, in fondo, come sussurra lo stesso P. Montalto, è “il seme della poesia” (9), un seme che offre, al sentimento e all’uomo, già nella dimensione del tempo, un tocco di pace, di serenità e d’immortalità: “Narrano, l’Io e la Poesia, / - canta il poeta - una storia d’amore e di salvezza, / che nell’eternità dell’attimo, / feconda l’universo / di meraviglia immortale” (10).

In questa storia trova posto e si dipana la vita della persona e anche dell’Uomo, con le proprie ragioni profonde e con le proprie piccole cose, ragioni dell’amore, quelle piccole cose in cui si concretizza un incontro di “pelle – che- sfiora- la- pelle” (11), quasi in un rapporto pelle a pelle, risonanza d’una antica forma di comunicazione tipica della cultura indiana. Nel mosaico e nel mistero di questa storia, i versi di P. Montalto danno corpo alla misura dell’amore nei suoi vari aspetti, una misura che lega, anello dopo anello, gli amori portanti della vita e cioè la Mamma, il Padre, il Figlio, la propria donna. Alla Madre egli dedica versi di una tenerezza unica e profonda e le sussurra, con voce tiepida, quasi in una risonanza stilistica ungarettiana: “Mamma, quanti anni,/ persa chissà dove, / a volte ti assenti, / poi ritorni, dal nulla /…/ e lo sguardo ritrovato / riallaccia il confronto con l’eterno” (12). Al padre ritorna con versi che si richiamano a tante altre figure di padre, “padri illuminati” ed esemplari figure dei tempi della vita dell’uomo e di noi tutti: “Il mio, il tuo, i nostri padri, / vigilano con amore su di noi, / accendono i sogni, / ravvivano quelli spenti / e sempre allungano la vista, / a motivo dei loro sforzi, / perché l’Io lasci spazio al padre” (13); e in questo sforzo di superare il proprio “Io” si coglie e si espande tutta l’immensità dell’amore d’un padre. Al figlio P. Montalto si rivolge attraverso la tenera immagine del Natale, con la stella e la candela accese, come si faceva un tempo; e in questa immagine del passato, che coltiva e fa rivivere, egli avvia un rapporto di sdoppiamento in cui il padre si fa figlio, attraverso il proprio figlio, proiettando in sé, nella figura paterna che riveste, il proprio padre, per ritornare, poi, a riprendere il proprio ruolo: “Ricordi di un cuore irrequieto, / che interroga la luce / e si rinnova…/ …/ E c’è la mano di mio figlio, / poggiata sulla mia, / che cerca la sua stella, / nello specchio del cielo” (14). E non poteva mancare, in questo tenero quadro, la donna, “nuova Nausicàa” (15), la donna di cui il poeta dice di aver “respirato l’anima” (16), la donna che sogna l’amore: “Una rosa, secca, /…/ - egli canta - nel mese di dicembre, /…/ E lei, amorevole donna, / ad ogni passaggio, / la guarda e spera / che presto arrivi la primavera, / per aprirsi, con la rosa, all’amore,” (17). E la primavera arriva e l’uomo e la donna si incontrano e si amano, riuscendo a “trascendersi nel progetto dell’amore” (18). Così, in questa storia d’amore dell’uomo, della vita, dell’universo e della natura si inseguono e si svolgono, in una dimensione senza tempo, le varie età della vita: “Sulla sedia appisolato, / …/ un vecchio fruga tra i ricordi, /…/ nel mentre la mano allenta la presa, / su di un vecchio libro ingiallito, / rigonfio di tanti e cari cimeli, / che sul pavimento ogni volta cadono, / raccolti puntuali, / dalla mano curiosa del bimbo: / una pansé, una stella alpina, /…/ …poi, altri fogli e una penna, / per quelle nuove parole non dette, / che accompagnano il lento scorrere del tempo / e acquietano il brulicare dei sogni, / su di un’altra storia che s’accende, / col gesto amichevole del bimbo” (19).

Quanto fascino in quelle “parole non dette”, in quel silenzio che, con il tempo che passa, accompagna ed acquieta “il brulicare dei sogni”, mentre s’apre, nel gesto del bambino, una nuova “storia”, quasi in un eterno rifluire della vita nel tempo, grazie al mistero dell’amore. E’ questa la magia dell’esistenza che, come in una fiaba, si tinge del colore e del profumo dell’attesa e della donna; è questa la magia che fa della vita una storia; è questa la magia del verso di P. Montalto, un verso chiaro e musicale, luminoso e latore di serenità; è questa la magia della parola che frena la fuga dell’uomo verso il nulla e lo avvince nell’armonia del bello e nella gioia dell’esistere. Per questa parola P. Montalto chiede “ascolto e fedeltà” (20), per questa parola “giusta” egli invita alla ricerca e sollecita di essa a “(Ri-) trovare la radice …, / che parta dai bisogni della gente, / senza scivolare in avventate leggerezze” (21). In fondo solo la parola sa e può esprimere il fascino dell’amore e della vita; e questo fascino Pasquale Montalto sa esprimere nella propria parola poetica, una parola che scava, esplora e rivela un mondo intimo e, suggestivamente, evoca e libera emozioni e sentimenti. E se l'amore, per lui, è la “magia” della vita, la parola poetica è la voce che fonda, nella propria essenza, l'essere e la vita, di cui essa sa intuire la misura intima, esprimendola nell'immediatezza della sua essenza. E' questa la parola poetica che Pasquale Montalto evoca e cura, nei propri versi, per esternare sentimenti ed emozioni, fissandoli in immagini ricche di luce e di serenità.

Note

1. Cfr. Piero Menarini, Marìa Blanchard, la strega dell’arte parigina che fece innamorare Lorca, in Libero 26 giugno 2012.

2. Cfr. Eugenio M. Gallo in Confronto, n. 10 a. 2008, Acri (Cs).

3. Cfr. E. M. Gallo in Confronto, n. 9 a. 2006, Acri (Cs).

4. Cfr. E. M. Gallo in Confronto, n. 5 a. 2010, Acri (Cs).

5. Cfr. Pasquale Montalto La magia di esistere, Edizioni Progetto Cultura, Roma, Collana La scatola delle parole, maggio 2012, L’ora ricercata p. 62.

6. Cfr. P. Montalto ibidem.

7. Cfr. P. Montalto ibidem, Ricerca dell’Immortalità, I p. 28.

8. Cfr. Alice Pinto in P. Montalto, ibidem p. 30.

9. Cfr. P. Montalto ibidem, L’io e la poesia p. 51.

10. Ibidem.

11. Ibidem, Le piccole cose p. 54.

12. Ibidem, Mamma p. 68.

13. Ibidem L’Io e il Padre p. 48.

14. Ibidem Il Natale p. 86.

15. Ibidem Tu donna p. 80.

16. Ibidem Quanto amore p. 78.

17. Ibidem L’amore di una rosa p. 84.

18. Ibidem L’io e il tu p. 73.

19. Ibidem Il gesto amichevole del bimbo p. 57.

20. Ibidem Riportare l’esempio alla parola giusta p. 44.

21. Ibidem

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Edito anche su: Il Convivio, Castiglione di Sicilia (CT), Aprile – Giugno 2018, pagg. 16-17, N° 2, Anno XIX.

Recensione
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